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Finge tresca per rubare alluminio

Finge tresca per rubare alluminio

Medolla. Dipendente di una ditta ne ha sottratto una tonnellata con un complice: entrambi arrestati

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MEDOLLA. Fingeva di appartarsi con la amante nella ditta di cui era dipendente. In realtà, insieme a un complice ha rubato almeno una tonnellata di materiale, tra cui polvere di alluminio, recandosi ogni sera presso l’azienda. I carabinieri di Carpi e della stazione di Medolla hanno arrestato un modenese di 45 anni e un pensionato di 57, anch’egli modenese, per furto aggravato.

Il 45enne era dipendente della ditta Oleari Marco di Medolla, azienda che si occupa di recupero rifiuti metallici.

Qualche tempo fa, il lavoratore ha richiesto al titolare i locali dell’azienda “in prestito” per qualche sera: l’uomo ha dichiarato di volersi appartare con l’amante. In realtà inesistente. Il titolare ha acconsentito alla richiesta, ma, in concomitanza alla domanda del lavoratore, ha notato che in azienda materiale di più tipi spariva con una certa frequenza. Così, ha iniziato a insospettirsi e ha chiamato i carabinieri. Il titolare si è recato in caserma a Medolla, dove ha raccontato al maresciallo la strana sparizione di ferro dalla sua azienda, che, giorno dopo giorno, aumentava. I carabineri hanno avviato le indagini per districare il bandolo della matassa.

I militari hanno studiato la situazione ed effettuato più appostamenti nei pressi della ditta, fino a quando non sono venuti a capo del mistero.

I carabinieri hanno scoperto che il 45enne non ha chiesto di potere andare in azienda di sera per incontrare l’amante.

Bensì, quando faceva buio, arrivava in azienda insieme al complice, il pensionato di 57 anni, e insieme, iniziavano a caricare polvere d’alluminio, materiale tipico della lavorazione della ditta, almeno per il quantitativo di una tonnellata.

Un business che sul mercato nero poteva essere molto redditizio se si considera che la polvere d’alluminio può essere venduta a un euro al chilogrammo.

I due sono stati arrestati, dunque, per furto aggravato e sono stati portati in carcere.

Serena Arbizzi

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