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Modena, alla Messa dei Popoli un arcobaleno di etnie

Gabriele Farina
Modena, alla Messa dei Popoli un arcobaleno di etnie

A Modena nella chiesa parrocchiale di S. Faustino si è celebrata con l'arcivescovo Erio Castellucci la messa per l’accoglienza degli immmigrati. Minori stranieri già accolti in quindici famiglie modenesi

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MODENA. «Un arcobaleno per non chiudersi in se stessi». L’accoglienza è stata la colonna sonora della Messa dei Popoli, celebrata ieri pomeriggio nella chiesa di San Faustino. «Accogliere, proteggere, promuovere e integrare», è stato il messaggio di Papa Francesco per il 14 gennaio, Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Modena ha risposto con una melodia a più voci, un’armonia multiculturale. Francese e spagnolo, inglese e polacco, tamil e altre lingue si sono mescolate con l’italiano nelle letture e nei canti.

IL VESCOVO. “Un arcobaleno di colori” apprezzato da don Erio Castellucci. Il vescovo ha insistito molto sulla reciprocità dell’accoglienza per potersi scambiare «i doni contro i rischi di chiudersi in se stessi». D’altronde, se la visione è in bianco e nero il rischio d’isolare il diverso è forte. «Quando s’è presi dalla paura può nascere la volontà di eliminare l’altro - ha aggiunto don Erio - ma voi ci state trasmettendo bei messaggi da scoprire, comunicando le difficoltà, aiutando ad aprirci».

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OLTRE LE DIFFICOLTA'. Il vescovo s’è immedesimato nei migranti. «Molti di voi hanno trovato tante difficoltà - ha ricordato don Erio - e qualcuno che vi ha accolti. Avete trovato molti lavori, amicizie, fatiche e inadempienze, anche da comunità cristiane che non erano pronte». Proprio come può capitare agli italiani che devono recarsi all’estero.

IMPARARE L'ITALIANO. «Sto facendo fatica a imparare la lingua e ho vissuto situazioni imbarazzanti», ha raccontato con una lettera don Graziano Gavioli. Il sacerdote modenese da tre mesi è in missione nelle Filippine, a Manila. «Inizio a capire le difficoltà dei migranti - si ascolta dal suo messaggio - anche perché non ho ancora i documenti». Nemmeno don Graziano sceglie di chiudersi davanti alle difficoltà, anzi conclude il suo testo con un augurio a migranti e rifugiati «di trovare autentica ospitalità».

FAMIGLIE APERTE. Ospitalità in quindici famiglie modenesi hanno trovato minori stranieri non accompagnati giunti a Modena. Giovani sulla carta, spesso donne o uomini di fatto, affrontano viaggi rischiosi per una vita migliore. «Da marzo ospitiamo in casa un ragazzo gambiano partito a 15 anni dal suo Paese, più grande di sei fratelli - ha raccontato ieri Anna, una madre - che è arrivato con molta fatica. È un bell’arricchimento della nostra vita per noi, per la nostra famiglia allargata e per tutta la comunità».

L’ospitalità nelle case è una novità introdotta nel giugno 2016 dal progetto comunale WelcHome. Un’esperienza diversa vivono i minori stranieri non accompagnati ospitati dalle comunità. Un altro trattamento subiscono i 384 minori stranieri non accompagnati (denuncia Save the Children) ancora in attesa di entrare in Italia per ritardi legati all’Unione Europea.

COME MIGLIORARE. Don Erio ha sottolineato che esistono diversi modi per migliorare l’accoglienza. Innanzitutto, può essere «dislocata sul territorio per operare una vera integrazione». Inoltre, deve essere interreligiosa. «I cattolici possono trovare i linguaggi e le sensibilità giuste per dialogare meglio con i loro connazionali non cattolici e spesso nemmeno cristiani», ha suggerito il vescovo. Abbattere diffidenze e luoghi comuni resta così una sfida quotidiana.

«Il 22 gennaio mostreremo “Gli immigrati che fanno impresa” in Cna per il Festival dell’Immigrazione», ha anticipato Giorgio Bonini, rappresentante dell’associazione Porta Aperta. Tra i temi futuri, l’impatto del commercio delle armi su conflitti e migrazioni (domenica 28 a Carpi) e riflessioni universitarie sulla città interculturale (venerdì 9 e sabato 10 febbraio a Modena).

 

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