Arriva la fatturazione elettronica
Alcuni addetti ai lavori propongono una proroga per un passaggio più graduale alla novità
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La fatturazione elettronica sarà obbligatoria per tutti dal 2019 e in vista di questo importante cambiamento occorre prepararsi per tempo.
L’estensione generalizzata, a partire dal 1° gennaio 2019, dell’obbligo di fatturazione elettronica se da un lato potrebbe agevolare la burocrazia amministrativa, dall'altro potrebbe causare problematiche soprattutto a quelle imprese che sono meno strutturate. Molti piccoli imprenditori, magari poco avvezzi all'informatica, andranno sicuramente incontro a errori. C’è da augurarsi che non cadano in veri e propri stati d’ansia da trasmissione telematica. In questi concitati giorni di fine e inizio d'anno gli operatori del settore fiscale (commercialisti e associazioni di categoria) si sono dichiarati molto perplessi in relazione all’estensione di tale obbligo. Estensione che verrà anticipata dal 1° luglio 2018 per le cessioni di carburanti per motori e le prestazioni rese da subappaltatori e subcontraenti nel quadro di un appalto pubblico. I benzinai e gli imprenditori negli appalti pubblici saranno i primi ad essere esposti nelle trincee quindi. Verissimo, le novità spaventano. Potrebbe essere preferibile un passaggio più graduale e in tal senso il presidente nazionale dei dottori commercialisti ha suggerito di procedere diversificando la decorrenza del nuovo obbligo “attraverso un suo scaglionamento nel prossimo quadriennio in funzione del numero dei dipendenti del soggetto emittente, partendo dal 2019 con le sole società quotate in Borsa e gli altri soggetti con più di 250 dipendenti, dal 2020 per i soggetti con più di 50 dipendenti, dal 2021 per i soggetti con più di 10 dipendenti e con definitiva estensione dell’obbligo a tutti i soggetti di minori dimensioni soltanto dal 2022 in poi”.
Uno spostamento dell'obbligo generalizzato di 4 anni, che permetterebbe a tutti di adeguarsi. D'altro canto non possiamo nascondere il fatto che tale nuovo metodo permetterebbe anche di risolvere tanti problemi legati ad adempimenti fiscali inutili e ridondanti: spesometro, comunicazioni Iva e chi più ne ha più ne metta. Inoltre pare che per ora i contribuenti ex-minimi e in regime forfettario ne siano esentati. Arriverà la solita proroga? La palla passerà comunque nelle mani del prossimo governo e alla sua tendenza ad essere più o meno incisivo nel settore "telematico". A parere di chi scrive, quattro anni possono essere tanti, possono bastare anche due anni. Ma il punto fondamentale non è soltanto il tempo, occorrerà che le aziende siano accompagnate in questo passaggio dai professionisti del settore fiscale unitamente alle associazioni di categoria, in particolare i milioni di piccole e medie imprese perché questa nuova procedura, se accompagnata da una riforma degli adempimenti e da una semplificazione fiscale, potrebbe essere una vera occasione e non l'ennesimo inutile balzello. Prepararsi per tempo significherà avere un vantaggio competitivo non da poco.
Giorgio Guandalini
dottore commercialista
revisore contabile
L’estensione generalizzata, a partire dal 1° gennaio 2019, dell’obbligo di fatturazione elettronica se da un lato potrebbe agevolare la burocrazia amministrativa, dall'altro potrebbe causare problematiche soprattutto a quelle imprese che sono meno strutturate. Molti piccoli imprenditori, magari poco avvezzi all'informatica, andranno sicuramente incontro a errori. C’è da augurarsi che non cadano in veri e propri stati d’ansia da trasmissione telematica. In questi concitati giorni di fine e inizio d'anno gli operatori del settore fiscale (commercialisti e associazioni di categoria) si sono dichiarati molto perplessi in relazione all’estensione di tale obbligo. Estensione che verrà anticipata dal 1° luglio 2018 per le cessioni di carburanti per motori e le prestazioni rese da subappaltatori e subcontraenti nel quadro di un appalto pubblico. I benzinai e gli imprenditori negli appalti pubblici saranno i primi ad essere esposti nelle trincee quindi. Verissimo, le novità spaventano. Potrebbe essere preferibile un passaggio più graduale e in tal senso il presidente nazionale dei dottori commercialisti ha suggerito di procedere diversificando la decorrenza del nuovo obbligo “attraverso un suo scaglionamento nel prossimo quadriennio in funzione del numero dei dipendenti del soggetto emittente, partendo dal 2019 con le sole società quotate in Borsa e gli altri soggetti con più di 250 dipendenti, dal 2020 per i soggetti con più di 50 dipendenti, dal 2021 per i soggetti con più di 10 dipendenti e con definitiva estensione dell’obbligo a tutti i soggetti di minori dimensioni soltanto dal 2022 in poi”.
Uno spostamento dell'obbligo generalizzato di 4 anni, che permetterebbe a tutti di adeguarsi. D'altro canto non possiamo nascondere il fatto che tale nuovo metodo permetterebbe anche di risolvere tanti problemi legati ad adempimenti fiscali inutili e ridondanti: spesometro, comunicazioni Iva e chi più ne ha più ne metta. Inoltre pare che per ora i contribuenti ex-minimi e in regime forfettario ne siano esentati. Arriverà la solita proroga? La palla passerà comunque nelle mani del prossimo governo e alla sua tendenza ad essere più o meno incisivo nel settore "telematico". A parere di chi scrive, quattro anni possono essere tanti, possono bastare anche due anni. Ma il punto fondamentale non è soltanto il tempo, occorrerà che le aziende siano accompagnate in questo passaggio dai professionisti del settore fiscale unitamente alle associazioni di categoria, in particolare i milioni di piccole e medie imprese perché questa nuova procedura, se accompagnata da una riforma degli adempimenti e da una semplificazione fiscale, potrebbe essere una vera occasione e non l'ennesimo inutile balzello. Prepararsi per tempo significherà avere un vantaggio competitivo non da poco.
Giorgio Guandalini
dottore commercialista
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