CO2, a Modena in sei anni calo dell’11,9%
Elaborato dall’Aess un primo bilancio dei risultati ottenuti dal 2010, anno dell’adesione al “Patto dei sindaci”, al 2015
MODENA. Una buona pagella invernale, ma la promozione è ancora lontana. I dati sull’anidride carbonica (CO2) in città mostrano un miglioramento. Li ha elaborati l’Agenzia per l’energia e lo sviluppo sostenibile (Aess) in un monitoraggio commissionato dal Comune. Dal 2009 al 2015, la CO2 è scesa da 985.517 a 868.613 tonnellate (11,9% in meno). Le previsioni per il 2015 (anno a cui è aggiornato il rapporto) erano di 995.522 tonnellate annue.
Modena, dunque, ha fatto meglio delle attese per un 12,7%. L’obiettivo resta comunque più basso, ed è quello di arrivare a quota 788.814 tonnellate nel 2020 e a 591.310 nel 2030. Il calo che è stato raggiunto è stato possibile grazie a vari fattori, ma non a quello della popolazione residente. Dal 2009 al 2015, infatti, i residenti in città sono cresciuti dell’1% (da 183.114 a 184.973). Non è aumentata, invece, la produzione pro capite di anidride carbonica. Di conseguenza, la riduzione è stata legata ad altri elementi, come le numerose azioni promosse dal Comune per rendere le emissioni meno impattanti.
L’Aess ha fotografato l’impatto dei vari settori tre anni fa. La maggior parte delle emissioni di CO2 non giungevano dai trasporti privati (36,4%), ma dalle abitazioni (37,5%). Al terzo posto il settore terziario (24%), mentre il trasporto pubblico incideva per appena lo 0,8%. Quest’ultimo settore ha subito una metamorfosi proprio nel periodo analizzato.
Nel 2009 il 78% dei mezzi andava a gasolio, il 16% a metano e il 6% a energia elettrica. Il terzo valore è passato al 3% nel 2015, anno in cui però il metano ha conquistato la maggioranza assoluta (54%), ridimensionando il gasolio al 43%. I bus hanno aumentato le immatricolazioni più delle altre categorie (più 86,3%), ma le emissioni legate ai trasporti pubblici sono scese del 19,3%. I trasporti rappresentano, inoltre, il 31,7% delle azioni individuate nella corsa alla riduzione delle emissioni: 17 (13 quelle in corso) su 54 totali.
Cinque le azioni avviate (su sette complessive) per edifici e strutture del terziario. Un esempio d’intervento riguarda l’impianto di cogenerazione all’ospedale di Baggiovara, che consente, secondo l’Aess, di arrivare ad una riduzione del 14% delle emissioni di anidride carbonica. Tra le “frontiere” individuate in corso d’opera, anche l’applicazione dell’ordinanza comunale che impone l’obbligo di chiusura delle porte degli esercizi commerciali per evitare le dispersioni energetiche.
Sei le azioni contenute nel Piano rispettivamente per spazi pubblici, edifici residenziali e produzione locale di elettricità. Nel primo ambito rientrano, ad esempio, lavori di ristrutturazione, acquisto di energia verde certificata al 100% e nuovi edifici ad elevata efficienza energetica. Riqualificazione, inoltre, resta una parola chiave e molto significativa per le case: quasi un edificio residenziale su quattro in città (1.602 su 6.754) è stato costruito negli anni ‘70. Il 64% degli appartamenti è dotato di impianti autonomi di riscaldamento, il 36% ha un sistema centralizzato. Rispetto alla produzione locale, il fotovoltaico ha permesso di ridurre le emissioni di anidride carbonica di 9.049 tonnellate, ancor più del biogas (3.337 tonnellate di CO2 in meno) e degli impianti idraulici (1.696 tonnellate in meno).
In fatto di mobilità, l’amministrazione intende estendere la zona a traffico limitato in tutto il centro, aumentando l’area pedonale del 20%. I 216,5 chilometri di piste ciclabili (dato sempre registrato al 2015) si avvicinano all’obiettivo previsto per il 2020. Le azioni avviate, però, nonostante i buoni risultati raggiunti, ancora non bastano e saranno seguite da nuovi interventi. Due esempi: torneranno le domeniche ecologiche e ogni modenese dovrà avere di media, entro due anni, almeno cinquanta metri quadri di area verde a disposizione.
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