Filatelia, una mostra da carbonari
Tante le rarità ma la tradizionale esposizione del PalaMolza è ormai di nicchia
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«Ieri è venuta una madre con una bambina di dieci anni. Guardavano i cataloghi. La bambina non sapeva cosa fossero i francobolli. La madre le ha chiesto se si ricordava di quando avevano spedito una cartolina dal mare a una sua amica e lei ha detto di no. Chi è giovane non conosce né i francobolli né le cartoline. Per questo i clienti continuano a calare». Il racconto di Lorenza è interrotto dal marito Paolo, entrambi commercianti filatelici di Rubando i Padova: «Oggi i nostri clienti hanno almeno 50 anni. Per noi vendere francobolli è più un hobby che un lavoro. Purtroppo, quello che guadagno, lo spendo per la mia collezione», conclude. Così la pensano tanti espositori filatelici arrivati da ogni angolo d’Italia alla sessantesima Esposizione filatelica e numismatica di Palazzo Molza organizzata dall’Associazione filatelica numismatica modenese e dal Circolo Tassoni. Fino a pochi anni fa Modena era considerata una piazza importante per il commercio di francobolli e monete: in città c’erano tanti collezionisti e anche molti disposti a spendere per i pezzi più rari. Da una decina d’anni tutto è cambiato. Esposizioni come queste sono da carbonari. Oltretutto davanti al Palazzetto del parco Novi Sad nulla indica che è in corso la mostra che si svolge una volta all’anno, neanche un manifestino stampato al computer. Eppure sono aperte tutte le porte e il pubblico anche ieri è arrivato. Ma tutto si è esaurito in un giorno. Racconta Gianna, commerciante reggiana da 30 anni sulla piazza. «Tutto si svolge di fatto il sabato. È così da quando il nostro settore è entrato in crisi. Il venerdì, mentre allestiamo i banchi, arrivano i cacciatori di pezzi rari. Sabato abbiamo il pubblico di collezionisti e domenica curiosi e famiglie. Oggi poca gente». E alle 13 in punto si smonta. Il bilancio è alterno. «Anche quest’anno sono venuti importanti compratori da Milano e da Roma - spiega un numismatico - non è andata male ma i ricavi sono sempre più bassi. Non si guadagna quasi più niente». Anche Walter Nasi di Castelnuovo partecipa da trent’anni con monete e banconote: «Si vendono molte monete d’oro e argento. Sono considerate un bene rifugio». I commercianti iniziano a imballare gli album e i raccoglitori. Pensano già ai prossimi appuntamenti a Padova o a Pisa. I clienti invecchiano con loro. Si ha come l’impressione che si stia lentamente spegnendo, con la loro generazione, una passione che ha infiammato un secolo concluso che si allontana. Quello in cui un bambino sognava tenendo in mano un francobollo che arrivava da luoghi lontani.
Carlo Gregori
Carlo Gregori
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