«Gsi, nuova proprietà occasione di sviluppo per il settore carni»
Franciosi di Flai-Cgil commenta l’acquisizione di Unibon: «Movimento cooperativo rafforzato, si ritroverà etica»
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La nuova composizione societaria di Grandi Salumifici Italiani è stata accolta con soddisfazione dal sindacato Cgil, che attende di conoscere i dettagli dell’operazione e si augura che il cambiamento possa determinare ulteriori opportunità di sviluppo aziendale.
Ora Grandi Salumifici Italiani, che ha sede a Modena, è al cento pe cento sotto il controllo di Unibon, che ha acquisito il 50% detenuto dal socio altoatesino Senfter.
Sul cambiamento societario è intervenuto ieri Umberto Franciosi, segretario generale di Flai Cgil Emilia Romagna:
«È stato siglato l’accordo - dice Franciosi - per la cessione della partecipazione detenuta in IS Holding spa (controllante al 100% Grandi Salumifici Italiani o “GSI”) a favore di Unibon da parte di Senfter Holding, per effetto del quale Unibon deterrà il 100% di Grandi Salumifici Italiani. Entro febbraio 2018 la transazione sarà soggetta all’approvazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il Gruppo GSI ha un fatturato consolidato di oltre 650 milioni di euro è leader nel mercato italiano, nonché uno dei maggiori operatori del settore a livello internazionale. GSI ha oltre 1.500 dipendenti impegnati nei 13 stabilimenti produttivi tra Emilia Romagna, Toscana e Trentino Alto Adige. In Emilia Romagna ricordiamo gli stabilimenti di Parma, Reggio, Modena e Bologna».
«La notizia - continua il sindacalista - è sicuramente da accogliere positivamente in quanto il movimento cooperativo ottiene il controllo di Grandi Salumifici Italiani, uno dei principali gruppi alimentari italiani del nostro Paese. Ritengo che, con questa acquisizione, si possano aprire interessanti opportunità di crescita per il nostro territorio regionale e per tutto il Paese. Inoltre il rafforzamento del movimento cooperativo all’interno della filiera della trasformazione delle carni può rappresentare, con i suoi valori e principi, un elemento positivo di condizionamento in un settore che ha bisogno di un forte segnale di discontinuità, in particolare nella macellazione e lavorazione delle carni e di ritrovare etica e responsabilità sociale e d’impresa».
«Ovviamente - conclude Franciosi - rimaniamo in attesa di conoscere nel dettaglio tutti i numeri dell’operazione e dello sforzo finanziario sostenuto da Unibon, auspicando che le eventuali riorganizzazioni e ristrutturazioni vengano condotte, com’è sempre avvenuto, con trasparenza e coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori».
Ora Grandi Salumifici Italiani, che ha sede a Modena, è al cento pe cento sotto il controllo di Unibon, che ha acquisito il 50% detenuto dal socio altoatesino Senfter.
Sul cambiamento societario è intervenuto ieri Umberto Franciosi, segretario generale di Flai Cgil Emilia Romagna:
«È stato siglato l’accordo - dice Franciosi - per la cessione della partecipazione detenuta in IS Holding spa (controllante al 100% Grandi Salumifici Italiani o “GSI”) a favore di Unibon da parte di Senfter Holding, per effetto del quale Unibon deterrà il 100% di Grandi Salumifici Italiani. Entro febbraio 2018 la transazione sarà soggetta all’approvazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il Gruppo GSI ha un fatturato consolidato di oltre 650 milioni di euro è leader nel mercato italiano, nonché uno dei maggiori operatori del settore a livello internazionale. GSI ha oltre 1.500 dipendenti impegnati nei 13 stabilimenti produttivi tra Emilia Romagna, Toscana e Trentino Alto Adige. In Emilia Romagna ricordiamo gli stabilimenti di Parma, Reggio, Modena e Bologna».
«La notizia - continua il sindacalista - è sicuramente da accogliere positivamente in quanto il movimento cooperativo ottiene il controllo di Grandi Salumifici Italiani, uno dei principali gruppi alimentari italiani del nostro Paese. Ritengo che, con questa acquisizione, si possano aprire interessanti opportunità di crescita per il nostro territorio regionale e per tutto il Paese. Inoltre il rafforzamento del movimento cooperativo all’interno della filiera della trasformazione delle carni può rappresentare, con i suoi valori e principi, un elemento positivo di condizionamento in un settore che ha bisogno di un forte segnale di discontinuità, in particolare nella macellazione e lavorazione delle carni e di ritrovare etica e responsabilità sociale e d’impresa».
«Ovviamente - conclude Franciosi - rimaniamo in attesa di conoscere nel dettaglio tutti i numeri dell’operazione e dello sforzo finanziario sostenuto da Unibon, auspicando che le eventuali riorganizzazioni e ristrutturazioni vengano condotte, com’è sempre avvenuto, con trasparenza e coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori».
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