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Don Camillo e Peppone nuovamente a confronto

Don Camillo e Peppone nuovamente a confronto

Rossano Bellelli e Werther Cigarini in uno scoppiettante testa a testa alla Loria I due si sono raccontati in un ping pong tra destra e sinistra, passato e presente

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Se don Camillo parlava direttamente con Cristo, Rossano Bellelli aveva un dialogo molto stretto con Giulio Andreotti. Se Peppone era un comunista trinariciuto, come lo definiva Guareschi, Werther Cigarini è stato un riformista, o meglio, un liberal socialista. Pur incarnando due percorsi diversi, apparentemente agli antipodi, Cigarini, sindaco di Carpi dal 1976 al 1986, segretario provinciale del Pci e comunista berlingueriano, e Rossano Bellelli, democristiano di ferro, nato doroteo e profondamente fedele ad Andreotti, sono stati protagonisti, all’auditorium Loria, di uno scoppiettante confronto ispirato proprio ai due personaggi nati dalla penna di Giovannino Guareschi.

Cigarini e Bellelli, per coniare un neologismo, sono “amici/nemici”: avversari sul piano politico in un’epoca dove le distinzioni tra destra e sinistra erano ancora colorate a tinte forte, i due “storici” esponenti hanno rievocato la lunga carriera trascorsa con passione tra battaglie politiche combattute con entusiasmo. «Eravamo nel 1957: a Cantone di Gargallo dove sono fortunatamente nato - esordisce Bellelli - il prete mi aveva dato dei manifesti della Dc da mettere al Cantone con i nomi degli oratori in occasione delle amministrative. Intervenne il capo locale dei comunisti che si chiamava proprio, per una coincidenza del destino, Arturo Bellelli e disse: “L’oratore democristiano non può venire”. Mi ofrii di sostituirlo: avevo 16 anni e tanto entusiasmo. Poi intervenne un mio parente e mi disse di non farlo. In collegio mi insegnarono a obbedire e rinunciai a malincuore, anche se ero convinto che avrei potuto sostenere un comizio. Democrazia cristiana per me vuol dire aderenza anche al Vangelo. Ho imparato cosa volesse dire in collegio, in parrocchia e con alcuni amici tra i quali Lino mora, consigliere comunale della Dc, in antagonismo a Vittorino Carra. Io sono moderato di natura perché sono cresciuto così».

Anche Cigarini si definisce moderato, nell’ambito della sinistra. «Ma non ho cominciato da moderato - controbatte Werther - La mia formazione politica alla fine degli anni Sessanta profumava di Movimento studentesco e contestazione della guerra in Vietnam. Non entro nel merito per dire se fosse giusto o sbagliato. Aspiravamo, come tanti, a cambiare il mondo. Per me era ovvio cercare un’identità nel partito comunista. Allora era una scelta moderata, in quel contesto. Non ho mai condiviso gli eccessi di quelle lotte degenerate in scontri patologici e violenti. L’ideale era di giustizia, pace, valori universali che pensavamo incarnati nel comunismo. Aggiungo che io non avevo intenzione di fare il politico: avrei preferito scrivere. All’inizio avevo molta difficoltà a parlare in pubblico. Difficoltà che poi ho vinto negli anni - ricorda Cigarini - Sono stato risucchiato in incarichi successivi. Negli anni Settanta sono stato proposto come consigliere comunale: da lì è avanzata la mia carriera. Non ero moderato ma non ero nemmeno estremista. Poi sono diventato un riformista anche se preferisco definirmi liberalsocialista».

Serena Arbizzi

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