tiri liberi
Mattinata di ordinaria follia in una banca
di Cristiana Minelli
Kafka non avrebbe potuto essere meglio rappresentato, né io avrei mai potuto calarmi così bene nei panni di uno dei suoi personaggi se non avessi deciso di effettuare un banale prelievo di contante...
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Kafka non avrebbe potuto essere meglio rappresentato, né io avrei mai potuto calarmi così bene nei panni di uno dei suoi personaggi se non avessi deciso di effettuare un banale prelievo di contante tramite bancomat. Le nove del mattino di un martedì soleggiato di gennaio, Sede centrale di un istituto di credito che affaccia nel cuore della città. Alla fine dell’operazione il contante però non viene erogato, lo schermo segnala errore, il portafoglio resta vuoto. Fin qui un banale contrattempo. Pazienza. Una volta a casa mi accorgo che il prelievo mancato mi è stato indebitamente addebitato.Tento un primo approccio telefonico con la banca. Il telefono squilla, ma nessuno risponde. Decido di andare personalmente in banca. Lo spazio di un mattino e la metamorfosi è completa: sono Gregor Samsa, il grosso insetto kafkiano che annaspa nella sua inadeguatezza. Solo una delle casse è aperta e tenta eroicamente di soddisfare la domanda oceanica della sala d’attesa. Chiedo se la coda nella quale mi sono infilata sia quella giusta.Dopotutto invecchierò qui, mi dico, è giusto sapere perché. Qualcuno mi conferma che la fila è quella giusta. La mia pazienza sarà premiata. Prima o poi. Passa più di un’ora. Quando alla fine raggiungo la meta mi sento dire che no. La fila non era affatto quella giusta. Facessi quella per l’ufficio consulenza. Eseguo.Fatta anche quella per l’ufficio consulenza, mi sento dire che devo tornare al punto di partenza. A quel punto sono un grosso insetto arrabbiato. “Io non ho i moduli per questa pratica” dice la prima impiegata, “nemmeno io” ribatte la seconda. Forse dovrei averli io, penso esterrefatta, temendo che mi sia richiesto anche di produrmi in un tuffo carpiato dal sofà al centro della sala. Ma no. Alla fine produco tesserino bancomat, carta d’identità e firma in calce al modulo compilato. Sono passate le 13. Saprò che il mio conto corrente è stato ripristinato il giorno dopo. Concludendo: un banale contrattempo si è trasformato in un’odissea. Non ho potuto mettermi in contatto con la banca telefonicamente, ho dovuto sopportare una mattina in coda e infine subire l’approssimazione e l’incompetenza degli addetti. Le banche, tutte tese a scoraggiare il rapporto diretto con il cliente preferendogli quello virtuale, elettronico e dunque più economico, non sono ancora in grado di garantire buoni standard di automazione ma non riescono più a rapportarsi civilmente con l’utenza. “Al giorno d’oggi la gente sa il prezzo di tutto e non conosce il valore di niente”. Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1890. Per quanto di competenza all’anno 2018, umilmente, sottoscrivo.
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