Gazzetta di Modena

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Tumore non visto: medici di Modena assolti in appello

di Carlo Gregori
Tumore non visto: medici di Modena assolti in appello

Paziente morta dopo anni di diagnosi al seno: la nuova legge rende non più punibili le due radiologhe

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MODENA.  Tumore non visto al seno: per il clamoroso caso che portò alla morte Gloria Della Rovere, la Corte d’Appello di Bologna ieri ha rovesciato la sentenza di primo grado. Sono state infatti assolte le radiologhe Rossella Negri del Centro Screening Mammografico del Poliambulatorio Ausl e di Luciana Di Pancrazio della Diagnostica per Immagine del Policlinico. In primo grado, nel giugno 2016 il Tribunale di Modena le aveva condannate a un anno di carcere ciascuno e a una provvisionale di 150mila euro ai familiari della paziente morta, parte civile assistita dall’avvocato Luca Brezigar.

I giudici di Bologna hanno infatti sentenziato a favore della non colpevolezza delle due dottoresse assistite dall’avvocato Andrea Mattioli «perché il fatto non costituisce reato». La motivazione, che sarà depositata nei prossimi mesi, è probabilmente dovuta a motivi giuridici contenuti nella nuova Gelli- Bianco per cui non sono più punibili. Restano provvisionale e futuro risarcimento del danno.

La vicenda è infatti quella che si concluse tragicamente per la moglie di Guido Aggazzotti, della storica famiglia modenese. Giulia era una donna molto attenta al suo corpo, soprattutto dopo che nel 2008 le era stata praticata una mastectomia conseguente alla scoperta fatta nel 1998 di un nodulo al seno. La sua costante cura per evitare altri problemi aveva dato buoni frutti. Nel 2003, però, al centro specialistico del Poliambulatorio era stata evidenziata la presenza di un piccolo corpo proprio nel punto in cui la paziente manifestava un dolore.

Era una ciste, secondo le dottoresse che l’hanno visitata per ben sei volte nel periodo successivo: non c’era nulla da temere. Finché nel 2006 una terza dottoressa visita Gloria, su sua insistenza, dal momento che continua a sentire dolore, e praticando la tecnica dell’“ago aspirato” sulla parte dolorante, scopre che non si tratta di una ciste, bensì di un tumore in fase avanzata.

L’intera famiglia si dedica all’assistenza di questa donna che, come ha ricordato anche la figlia - lei stessa medico - ha sempre mostrato forza d’animo e determinazione. Ma presto lo stato di salute di Gloria precipita e arriva prima l’infermità e poi nel 2010 il decesso.

La famiglia ha denunciato i medici. Il caso si è rivelato molto complesso. Ci sono infatti volute ben sette consulenze per arrivare una prima sentenza di condanna per colpa medica.

Ora, l’assoluzione.


 

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