Una speranza per ricominciare a vivere
L’esperienza di Porta Aperta a cui si rivolgono anche tanti italiani per un pasto, un letto e piccoli lavori
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Non solo stranieri, ma anche tanti italiani, modenesi e non, accedono ai servizi di Porta Aperta, associazione da sempre in prima linea, sul nostro territorio, a sostegno delle persone senza dimora e che versano in condizioni di disagio economico, sociale e sanitario.
Oggi raccontiamo la storia di Carlo, una delle persone assistite dal centro, italiano. Non è originario di Modena, non ha legami con il territorio e, soprattutto, non ne vuole avere con la sua famiglia d'origine.
Carlo, questo il nome che usiamo per proteggere la sua identità, è arrivato a Porta Aperta con il servizio dell'unità di strada: «Sono senza lavoro, senza un reddito e non ho una residenza. Non ho altro da aggiungere» ha detto il giorno del suo arrivo.
Al suo ingresso al centro di accoglienza sono seguiti colloqui settimanali che hanno favorito l'inserimento di Carlo in una rete di coetanei diventati suoi amici.
«Sono anche stato accompagnato da un operatore al Centro per l’Impiego - racconta - dove insieme alla persona che ho incontrato abbiamo individuato un corso professionale adatto a me. Mi sono detto: dai, che piano piano magari è la volta buona che ti rimetti in carreggiata». Carlo è stato affiancato da Porta Aperta in un percorso che lo ha aiutato a riconquistare la propria autonomia, senza mai fargli mancare il sostegno nei momenti di crisi e gestione di episodi di rabbia e forte disagio.
La storia di Carlo insegna quanto sia necessario andare, sempre, oltre l’apparenza e di come ogni fragilità possa essere colmata, accompagnata e spesso anche superata. (l.s.)
Oggi raccontiamo la storia di Carlo, una delle persone assistite dal centro, italiano. Non è originario di Modena, non ha legami con il territorio e, soprattutto, non ne vuole avere con la sua famiglia d'origine.
Carlo, questo il nome che usiamo per proteggere la sua identità, è arrivato a Porta Aperta con il servizio dell'unità di strada: «Sono senza lavoro, senza un reddito e non ho una residenza. Non ho altro da aggiungere» ha detto il giorno del suo arrivo.
Al suo ingresso al centro di accoglienza sono seguiti colloqui settimanali che hanno favorito l'inserimento di Carlo in una rete di coetanei diventati suoi amici.
«Sono anche stato accompagnato da un operatore al Centro per l’Impiego - racconta - dove insieme alla persona che ho incontrato abbiamo individuato un corso professionale adatto a me. Mi sono detto: dai, che piano piano magari è la volta buona che ti rimetti in carreggiata». Carlo è stato affiancato da Porta Aperta in un percorso che lo ha aiutato a riconquistare la propria autonomia, senza mai fargli mancare il sostegno nei momenti di crisi e gestione di episodi di rabbia e forte disagio.
La storia di Carlo insegna quanto sia necessario andare, sempre, oltre l’apparenza e di come ogni fragilità possa essere colmata, accompagnata e spesso anche superata. (l.s.)
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