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E ora la “Falda” riapre il fango è solo un ricordo

di Saverio Cioce
E ora la “Falda” riapre il fango è solo un ricordo

Campogalliano, cancellati i danni dopo l’alluvione di dicembre ai laghetti  Recuperate alcune attrezzature, molte sono state ricomprate di nuovo  

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CAMPOGALLIANO. Dopo 37 giorni dall’alluvione di metà dicembre, cento volontari che hanno dato una mano per liberare ristorante e cucine da acqua e fango e dopo sei camion di ghiaia, l’agriturismo “La Falda” riapre.

A dare l’annuncio ci hanno pensato i due titolari, Mariano Incerti e Lorena Canossa: «Domani sera c’è un gruppo di dieci persone e sabato ci sono 25 prenotazioni» dicono soddisfatti, felici dell’attaccamento dei clienti più che del bussiness. Sino a ieri pomeriggio assieme allo storico collaboratore Andrea Zanfi hanno sgobbato per rimettere al loro posto stufe e frigoriferi, cucina e mobili; oggi gli ultimi dettagli concentrati nelle sale al piano terra della piccola casa colonica, dove un tempo c’era la stalla.

Per lo spazio più grande, la veranda coperta all’esterno del fabbricato, bisognerà aspettare sino al 3 febbraio, quando una grande festa riservata ai volontari darà il segnale della ripartenza completa.

Sino a ieri c’erano ancora le sedie sui tavoli, la polvere della tinteggiatura fresca a terra, a testimonianza della mole di lavoro effettuata in quattro settimane. Quello tsunami del Secchia, con i suoi 170 centimetri d’acqua, arrivato in pochi minuti e rifluito in quasi tre giorni grazie alle idrovore, ha lasciato il segno nella fatica per rimettere tutto a posto. “Come prima, meglio di prima” sembra essere il motto del locale che rinasce dall’onda grigia del fango del fiume; l’ultima montagna ammucchiata in un angolo del cortile verrà portata via oggi dalle ruspe e per avere un’idea della situazione basta allargare lo sguardo alle compagne vicine dove si è depositato il fango.

«Anche un’altra volta, anni fa, è arrivata dell’acqua al piano terra - racconta Mariano Incerti - Ma si trattava di pochi centimetri, non superava il battiscopa e abbiamo riaperto subito, non ci sono stati danni apprezzabili. Il nostro lavoro è bastato a mettere a posto tutto quello che si era bagnato».

Stavolta il prezzo da pagare sarà molto più pesante. Il governatore Bonaccini, di casa a Campogalliano, ha promesso una disponibilità di cassa di 350 mila euro come anticipazione per le spese sino a quando arriveranno gli stanziamenti statali, per le tre provincie colpite dal maltempo. Una somma meno che simbolica visto che solo per la Falda i danni superano i 180 mila euro, per quanto riguarda l’attività del ristorante. Poche sedie e tavoli recuperati, così come utensili e mobili da lavoro in cucina, il resto è da comprare.

«I nostri animali sono rimasti quasi tutti - dice la moglie Lorena che nei giorni dell’alluvione contribuì a mettere in salvo le bestie dalla stalla - Su un centinaio di esemplari, dai cavalli alle capre sino ai maiali e ai conigli, abbiamo perso una decina di quelli più piccoli. Per il resto tra le perdite di quelli che non si sono spostati in alto per tempo c’è la perdita di tre capre e due maiali».

Quei cento animali allevati alla “Falda” erano un segno distintivo dell’agriturismo che funziona dal 2004 anche come fattoria didattica. I bimbi in gita oppure i festeggiati delle comunioni non mancavano mai di portare una mela o una carota ai cavalli, vedendo dal vivo animali che conoscevano solo sui cartoni animati.

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