Fonderie, lo spettro delocalizzazione
L’ad Paola Zardo parla di trasferimento lontano da Modena Sindacati: «Filtri e depurazioni inutili a salvare gli occupati»
2 MINUTI DI LETTURA
Le Fonderie Riunite lasciano Modena per traslocare fuori provincia e lasciare senza lavoro i dipendenti?
È questa la domanda posta dalla Fiom di Modena e da quella di Ferrara a proposito del ventilato spostamento della produzione del contestatissmo impianto che ha sede alla Madonnina.
Dopo le puntuali proteste del Comitato di zona, con un tallonamento legale e tecnico di rara efficacia rispetto alla politica degli annunci e delle promesse a vuoto attuata sinora, l’ultima decisione ufficiale è stata quella di potenziare il sistema dei filtri ai camini dello stabilimento. Ma le ultime notizie ribaltano lo scenario: Fonderie via da Modena fra quattro anni, in ogni caso.
«Apprendiamo con rabbia e stupore - dice in una nota la Fiom - e solo grazie al canale YouTube che Paolo Zardo, amministratore delegato di VDP di Padova socia delle Fonderie Cooperative di Modena, che nel luglio dell'anno scorso, cioè sei mesi fa, ha confermato pubblicamente l'intenzione di chiudere definitivamente il sito produttivo di Modena a inizio 2022. Siamo quindi di fronte non alla volontà e disponibilità dell'azienda di spostare il sito produttivo in un'area più consona e rinnovando negli impianti all'interno della città di Modena, come ci è sempre stato raccontato, ma ad un altro scenario. Se fosse confermato questo scenario, saremmo di fronte ad una vera e propria delocalizzazione che priverebbe il territorio di Modena di un'importante azienda».
«In quest'ottica - aggiungono - sarebbero da valutare anche le ripercussioni sullo stabilimento di Codigoro (Fe), che svolge particolari lavorazioni per la produzione finale, e sull'indotto, con il reale rischio della perdita di circa 200 posti di lavoro tra le due provincie. È grave che in tutti questi mesi di discussione Fonderie Cooperative non abbia mai informato le organizzazioni sindacali dell'esistenza di questa dichiarazione».
«Non è neppure credibile che nessuno ne sapesse nulla - conclude la Fiom - Chiediamo che a fronte della delibera approvata recentemente dal consiglio comunale di Modena si convochi un tavolo congiunto immediato sia con l'azienda che con le istituzioni per affrontare e chiarire una volta per tutte quale futuro dovrà avere la Fonderie Cooperative di Modena».
«Se fosse confermata l'intenzione della chiusura definitivamente del sito - dice la Fiom - metteremo in campo tutte le necessarie iniziative di lotta per contrastarla».
È questa la domanda posta dalla Fiom di Modena e da quella di Ferrara a proposito del ventilato spostamento della produzione del contestatissmo impianto che ha sede alla Madonnina.
Dopo le puntuali proteste del Comitato di zona, con un tallonamento legale e tecnico di rara efficacia rispetto alla politica degli annunci e delle promesse a vuoto attuata sinora, l’ultima decisione ufficiale è stata quella di potenziare il sistema dei filtri ai camini dello stabilimento. Ma le ultime notizie ribaltano lo scenario: Fonderie via da Modena fra quattro anni, in ogni caso.
«Apprendiamo con rabbia e stupore - dice in una nota la Fiom - e solo grazie al canale YouTube che Paolo Zardo, amministratore delegato di VDP di Padova socia delle Fonderie Cooperative di Modena, che nel luglio dell'anno scorso, cioè sei mesi fa, ha confermato pubblicamente l'intenzione di chiudere definitivamente il sito produttivo di Modena a inizio 2022. Siamo quindi di fronte non alla volontà e disponibilità dell'azienda di spostare il sito produttivo in un'area più consona e rinnovando negli impianti all'interno della città di Modena, come ci è sempre stato raccontato, ma ad un altro scenario. Se fosse confermato questo scenario, saremmo di fronte ad una vera e propria delocalizzazione che priverebbe il territorio di Modena di un'importante azienda».
«In quest'ottica - aggiungono - sarebbero da valutare anche le ripercussioni sullo stabilimento di Codigoro (Fe), che svolge particolari lavorazioni per la produzione finale, e sull'indotto, con il reale rischio della perdita di circa 200 posti di lavoro tra le due provincie. È grave che in tutti questi mesi di discussione Fonderie Cooperative non abbia mai informato le organizzazioni sindacali dell'esistenza di questa dichiarazione».
«Non è neppure credibile che nessuno ne sapesse nulla - conclude la Fiom - Chiediamo che a fronte della delibera approvata recentemente dal consiglio comunale di Modena si convochi un tavolo congiunto immediato sia con l'azienda che con le istituzioni per affrontare e chiarire una volta per tutte quale futuro dovrà avere la Fonderie Cooperative di Modena».
«Se fosse confermata l'intenzione della chiusura definitivamente del sito - dice la Fiom - metteremo in campo tutte le necessarie iniziative di lotta per contrastarla».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
