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Il boom di Stefano Versace «Sono il Ferrari del gelato»

di Gabriele Farina
Il boom di Stefano Versace «Sono il Ferrari del gelato»

«Ho creato la macchina più veloce del mondo ma non so guidarla: le gelaterie sono gestite da gente più brava di me». Negli Usa con 300 dollari, è già a 4 milioni 

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«La qualità vale il 5% del successo». È la ricetta di Stefano Versace. L’imprenditore italiano del gelato negli Stati Uniti l’ha presentata martedì sera alla Camera di Commercio di Modena. In sala Panini ha ringraziato la burocrazia italiana se ha deciso di fare fortuna negli Stati Uniti. Galeotta fu una multa per la mancata esibizione di un cartello. Quando ha aperto la prima gelateria aveva poco più di trecento dollari in banca. «Nell’ultimo anno ne ho raccolto quattro milioni e mezzo», ha riconosciuto il fondatore della Stefano Versace Gelato. Quattro anni fa il riconoscimento a Rimini di “Best Gelato in the World”, dopo tre giorni di corso da gelatiere. Gli aspetti per lui fondamentali sono: «posizionamento del brand, marketing, analisi del "cash flow" e della concorrenza, analisi dei processi produttivi e meccanizzazione del progetto». Un consiglio è l’up selling, tecnica di vendita che mira a offrire al consumatore qualcosa di maggiore valore rispetto alla sua scelta d'acquisto iniziale, esemplificata così. «Mettiamo un panino costi 4 dollari e ce n'è proposto uno più grande a 5 dollari - ha aggiunto l’imprenditore - se accettiamo l’incremento utile è del 100%. Su milioni di hamburger ciò comporta milioni di guadagni: quanti però in Italia lo fanno?».

Per l’ospite della serata essere imprenditore significa «rendersi inutile per la propria impresa». Lungi dai luoghi comuni, il denaro è per lui «una scienza perché se conosci le regole sai produrlo». In Italia però «mancano le tecniche nelle scuole e nelle università», ha sottolineato Versace.

Tra le critiche alla mentalità italiana il modo con cui è visto il fallimento. «In America il più grande fallito è stato eletto presidente ed è forse il tredicesimo americano più ricco - ha rimarcato l’autore di “American Ice Dream” - perché il fallimento fa parte della vita. In Italia è un problema enorme, in America ti rende più affidabile». È tutto un insieme di stimoli e sfide. «In America si dice che se sei il più intelligente nella stanza ti trovi in quella sbagliata - ha aggiunto Versace - per cui le mie gelaterie le gestiscono persone più brave di me. Sono il Ferrari del gelato: ho creato la macchina più veloce del mondo, ma non so guidarla». L’imprenditore ha insistito su concetti come pianificazione («è alla base») e gratitudine («un’esperienza che riempie») per poi presentare la «numerizzazione». Un’espressione che lui traduce come «la scienza di trasformare i concetti non numerici in numeri», da applicare in tutti gli aspetti, tra cui il business plan. Quest’ultimo «deve essere semplice per attirare investitori» nell’ottica di «fare società, collaborare e stare uniti». Tra gli aspetti che apprezza di più negli Stati Uniti, le misure contro l’evasione fiscale e in favore delle imprese. L’esempio portato da Versace riguarda la proroga per ottenere la concessione della licenza. «Mi hanno spiegato che se mi avessero chiuso ci avrebbe perso lo Stato - ha concluso - perché avrei dovuto licenziare anche i dipendenti e avrebbe perso il posto anche il controllore. La licenza non era arrivata per un problema dello Stato, così non ne facevano pagare gli effetti a me. Questo in Italia manca».

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