Non dice “amen”, comunione proibita a Bastiglia
Giancarlo Malagoli risponde “Così è” prima di ricevere l’ostia: «Don Mario non lo accetta, ho scritto al vescovo»
BASTIGLIA. Un battibecco che dura ormai da un anno e coinvolge uno degli aspetti più tradizionali della liturgia cattolica: la parola “Amen” pronunciata quando si riceve l’ostia durante una celebrazione. Da un lato, un fedele non vuole pronunciarla, ritenendo che la formula “Così è”, al posto di “Amen”, sia più efficace e meno generica. Dall’altra il parroco di Bastiglia, don Mario Zaras non accetta lo “scambio” da parte del fedele e non gli permette di ricevere la comunione. Potrebbe sembrare una questione da poco, ma non lo è: i difensori della parola “Amen” ad accompagnare la comunione difendono la tradizione millenaria di questo rituale, che affonda le sue radici nel linguaggio della chiesa che ci è stato tramandato dai pilastri del credo cattolico. D’altra parte, c’èchi chiede la possibilità di introdurre una variante per sentirsi più coerente con la propria fede.
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Giancarlo Malagoli ha 81 anni e abita a Bastiglia. Pensionato, sposato con quattro figli, quando lavorava faceva il tecnico per la Radiomarelli e altre aziende. Fedele convinto, Giancarlo si reca abitualmente in chiesa per frequentare la messa e, al momento della comunione, recita la formula “Così è”.
«È da un anno che io e don Mario abbiamo un battibecco su questo aspetto e mi sono stancato - afferma Malagoli - Ho scritto per tre volte anche all’arcivescovo Erio Castellucci per difendere il mio diritto di fare la comunione nonostante voglia apportare una variante senza pronunciare “Amen” quando viene consegnata l’ostia. È un mio diritto partecipare ugualmente e pienamente alla funzione religiosa. Penso che “Così è” sia più consolo allo stato d’animo di un cattolico che si accinge a quel rituale. La mia formula è più esplicita, più chiara e chiedo di poterla sostituire per beneficiare ugualmente della comunione mentre don Mario non me la fa fare».
Da parte sua don Mario Zaras, parroco da quasi quattro anni a Bastiglia, non ne vuole sapere di cambiare opinione. Anzi, don Mario difende citando Sant’Agostino la formula che è sempre stata utilizzata dalla chiesa e, sulla base della quale, Malagoli non fa la comunione.
«La lingua della chiesa parla molto chiaramente - argomenta don Mario - “Amen” è una parola intraducibile e Sant’Agostino stesso sosteneva che la traduzione fosse molto limitativa. Nessuno è autorizzato a cambiare le parole chiave della liturgia. Non è una mia fissazione, ma parte fondamentale del credo cattolico. Ci sono documenti specifici che confermano questa tradizione e non abbiamo certo intenzione di cambiarla adesso».
Di certo, le scintille non termineranno qui: Malagoli è sempre più convinto a dar battaglia per sostenere le proprie ragioni.
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