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Piccinini: «Chiesi soldi per Milani»

Piccinini: «Chiesi soldi per Milani»

Così il “mediatore” al giudice. Il pm chiede di condannarlo a 3 anni e 4 mesi

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Ha chiesto 90mila euro ai Levoni per chiudere la più dura vertenza sindacale degli ultimi anni. Un ricatto, insomma. Ma non erano soldi per lui: spettavano a Milani, ha raccontato, in base a loro accordi segreti. Servivano, come ha spiegato al giudice, per pagare degli agitatori che dovevano protestare in mezzo al picchetto della Alcar Uno. Danilo Piccinini ha puntato il dito contro il leader del sindacato Si Cobas e lo ha fatto attraverso dichiarazioni spontanee rese al giudice Paola Losavio nel corso del processo con rito abbreviato che si è concluso ieri con la richiesta del pm: 3 anni e 4 mesi (già comprensivi dello sconto di un terzo della pena) per estorsione aggravata ai Levoni, parte civile assistita dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Nicola Elmo.

La chiamata alla responsabilità di Milani è stata esplicita: i soldi chiesti e in parte ottenuti all’incontro di mediazione con i Levoni per il caso Alcar Uno e i licenziamenti dei dipendenti della cooperativa servivano a finanziare agitatori che dovevano tenere alta la tensione al picchetto davanti allo stabilimento di carni di Castelnuovo.

Ma chi è Piccinini? E che ruolo aveva? La sua figura, finora ambigua, era rimasta nel guado tra il mediatore autorizzato dai Levoni (secondo Si Cobas) e il mediatore in accordo con il sindacato incaricato di chiudere la durissima vertenza (secondo i Levoni). Sconosciuto a Modena, Piccinini è stato presidente di un consorzio, Cirsi. È stato condannato a 2 anni e 6 mesi dal Tribunale di Ferrara (ora è in appello) per una maxi frode allo Stato da 8 milioni di euro che ha portato a un sequestro di beni di pari valore. Un caso nel quale erano coinvolte venti cooperative di servizi.

Ieri Piccinini ha raccontato di essersi proposto da solo ai Levoni portando in ditta una busta chiusa alla segretaria. Nel biglietto c’erano queste parole: «Egregio dottor Levoni, il segretario di Si Cobas Aldo Milani mi ha chiesto di proporle se è disposto a un incontro informale. L’obiettivo è di deporre l’ascia di guerra e raggiungere la pace sociale». Ovvero, di chiudere la vertenza.

Questo biglietto, insomma, dimostrerebbe per l’accusa che Piccinini avrebbe agito in accordo con Milani per proporsi ai Levoni come un mediatore che poteva sbloccare l’impasse. Per questo, quando nel dicembre 2016, Piccinini si presenta con Milani al tavolo dei Levoni chiede i soldi e se li fa dare, mentre Milani parla. Una versione diametralmente opposta a quella del sindacalista che ha sempre sostenuto di essere stato contattato dallo stesso Piccinini per una riunione della quale sapeva poco o nulla e di non aver capito cosa avveniva mentre Levoni allungava la busta coi soldi: primo perché non sapeva dei soldi, secondo perché pensava che Piccinini parlasse da mediatore per i Levoni e terzo perché lui stesso stava parlando della vertenza e dei licenziamenti. La sentenza è prevista per il 20 febbraio.

Carlo Gregori

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