Gazzetta di Modena

Modena

Rubrica Fuori Classe / Così Mutina è davvero Splendidissima

Eleonora Santyan y Velasco*
Uno dei particolari in mostra al Foro Boario
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Uno dei particolari in mostra al Foro Boario

La mostra al Foro Boario ripercorre la storia della città con tanti spunti curiosi e particolari per conoscere cosa c'era prima di oggi

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A Modena non siamo invano fieri della nostra città: Cicerone stesso, nel corso delle sue appassionate Filippiche, definì Mutina “firmissima et splendidissima populi romani colonia”. Questo lo “slogan” adottato dalla mostra in corso a Modena, presso il Foro Boario, in occasione dei suoi 2200 anni dalla fondazione.

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Si è voluta rendere percepibile la realtà sepolta della Mutina romana attraverso eventi ed una mostra, accomunati dal titolo “Mutina Splendidissima”, che possano favorire il dialogo tra passato e presente, al fine di mettere in luce le origini della città ed il grandissimo e straordinario patrimonio del mondo romano alla città moderna. Abbiamo la fortuna di vivere in una delle più importanti città romane dell’Italia settentrionale, anche se, tuttavia, essa non presenta purtroppo evidenze del suo glorioso passato. L’antica colonia, in realtà, esiste e non va dimenticata, anche se progressivamente sepolta per un totale di ben sei metri dai depositi delle alluvioni che si verificarono in epoca tardoantica.

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Invero, il rapporto con questa seconda realtà “nascosta” si è rivelato di fondamentale importanza nella costruzione dell’identità culturale cittadina. Una storia, insomma, accessibile a tutti: dati, reperti archeologici, opere d’arte con tanto di video e ricostruzioni virtuali accompagnano il percorso attraverso un consapevole sguardo pluridisciplinare. Soprattutto grazie alla preziosa testimonianza documentata di Tito Livio, sappiamo che Mutina era un territorio multietnico, che presentava la convivenza di diverse popolazioni con le loro rispettive culture: i romani giunsero per ultimi in un luogo già frequentato da etruschi e celti, insediativisi da tempo. A testimonianza di ciò, l’antico nome etrusco di “Mutina” deriva dal nome gentilizio etrusco di una famiglia originaria del territorio di Chiusi (centro Italia).

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La città era già una fortezza militare e fu successivamente elevata a colonia romana nel 183 a.C. per volere del console Marco Emilio Lepido, che nel 187 a.C. aveva fatto realizzare la via Emilia, asse commerciale utilizzato per collegare Rimini a Piacenza. Mutina dunque, subentrata nella favolosa cultura romana, si arricchì, soprattutto in età imperiale, di splendidi palazzi monumentali (da qui l’attributo splendidissima attribuitole da Cicerone), che adempivano alle più diverse funzioni: da quella religiosa a quella termale.

Così la mostra, tramite ricostruzioni al computer, illustra la potenziale struttura della città all’epoca e focalizza su alcuni aspetti della società, come produzioni di eccellenza ricordate dalle fonti ed antiche abitudini alimentari degli abitanti di Mutina. Spazio considerevole è infatti riservato a lucerne, recipienti di vino e a quei materiali utilizzati per lavorare lane così pregiate da essere ricercate in tutto l’Impero e da essere ancora citate nel IV secolo d.C. nell’Editto sui prezzi massimi di Diocleziano.

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Un’altra sezione è interamente dedicata ai profili dei cosiddetti Mutinenses, dai primi coloni ai cittadini migrati altrove nell’Impero, analizzati coniugando dati epigrafici e storici, grazie ai quali si può ricostruire il policromo profilo sociale della città. Il Medioevo, cerniera tra passato e presente, risulta così un fattore di continuità fra dimensione archeologica e storico-artistica.

Viene dunque sviluppato il tema dell’eredità: da Lanfranco al Rinascimento, epoca in cui i semplici lavori di scavo condussero ad un atteggiamento più consapevole della memoria. Ludovico Antonio Muratori, figura al culmine della cultura erudita, mise a punto un preciso metodo per lo studio delle testimonianze del passato; permise, così, di giungere ad un primo timido tentativo di promozione del recupero di Mutina, fino al progressivo affermarsi, nel XX secolo, di una lucida politica di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale.

studentessa della 5D classico liceo Muratori San Carlo

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