Gazzetta di Modena

Modena

Rubrica Fuori Classe / Mutina e Modena allo specchio, quante somiglianze

Marcello Venturelli*
Una delle sezioni della mostra
◗
Una delle sezioni della mostra

A guardarci bene non è così diverso il passato dai giorni nostri: città multietnica, al centro delle tratte commerciali, i tragici eventi e il percorso urbanistico

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Nel mondo di oggi, avvolto dalle spire del nazionalismo e della xenofobia, le fiere celebrazioni di comunità, città, popoli e della loro storia rischiano di trasmettere un messaggio spesso causa di divisione piuttosto che di unione e fratellanza. Noi modenesi in particolare, orgogliosi della storia, della cultura, della forza di questa terra tendiamo spesso ad esaltare la nostra città, sempre animata da eventi (culturali quanto sportivi), iniziative, fiere, sempre altalenando (come è naturale per ogni forma di orgoglio, spesso se motivato come nel nostro caso) tra un sano amor patriae e una sorta di nazionalismo in scala.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16375401:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/dossier/fuori-classe/rubrica-fuori-classe-in-viaggio-nella-storia-per-scoprire-l-origine-di-modena/90626/91212]]

Certo è difficile non portare la mano al cuore quando questo viene animato dalla fama e dalla stima che la nostra città vanta in tutto il mondo. In realtà, la fama che vanta tutt’ora Mutina l’ha conquistata già da molto tempo: colonia romana tra le più floride e stabili di tutto l’Impero, oggi come allora Modena rappresentava una delle tappe principali ed essenziali della fitta rete di commerci che già duemila anni fa collegava tutto il Mediterraneo e le infinite realtà che lo componevano.

Tanto florida e generosa nel produrre ed esportare (lana, ceramiche, lucerne, gioielli…) quanto abile e capace nell’importare (tinture, vini, avorio, metalli preziosi…), Modena è infatti sempre stata un crocevia di lingue, popoli e culture. Questa sua straordinaria e variegata storia è il soggetto della mostra Mutina Splendidissima (titolo che riprende un passo di Cicerone), che fino all’8 Aprile espone al Foro Boario tutti i reperti e ritrovamenti che hanno aiutato la comunità archeologica quanto quella civile a fare un ritratto della nostra città, dalle sue origini fino all’età moderna.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16375390:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/dossier/fuori-classe/rubrica-fuori-classe-per-capire-i-segreti-di-mutina-splendidissima/90625/91211]]

Divisa principalmente in due settori (uno dedicato alla storia più antica uno a quella più recente della città), la mostra segue con straordinaria accuratezza ed attenzione la nascita e lo sviluppo della nostra città attraverso i secoli, avvalendosi di pannelli esplicativi, filmati con ricostruzioni tridimensionali e riproduzioni di reperti che permettono di “toccare con mano” la storia. Come già anticipato, ciò che balza più agli occhi del passato di Modena è la straordinaria rassomiglianza col suo presente. Innanzitutto, Mutina era una città incredibilmente aperta e policromatica: le sue strade erano un mosaico di popoli e culture, che avevano trovato nella colonia romana il terreno ideale per attecchire e fiorire. Inizialmente insediamento etrusco (già allora in realtà condivisa coi liguri, altro popolo italico),

Mutnam venne successivamente a contatto con varie popolazioni celtiche. La storia della Modena che conosciamo oggi poggia però le sue basi nell’anno 183 a.C., quando l’insegna dell’Impero Romano si stagliò all’orizzonte e proiettò la sua ombra su tutta la Padania, facendo proprio di Modena uno dei baluardi principali per la conquista del nord Italia e del nord Europa. Questa immediata associazione della nostra storia con quella di Roma nasce dalla incredibile quantità di reperti e documenti ritrovati sul nostro territorio. Molto chiara ed immediata è la spiegazione che la mostra si è premunita di fornire ai suoi visitatori per colmare questo divario fra una storia etrusco/celtica persa nel tempo ed una romana che invece è arrivata integra fino a noi. Il motivo di questa incongruenza risiede nella natura stessa dell’archeologia: i vari strati nei quali sono stati ritrovati i reperti esposti raccontano la storia di più di duemila e duecento anni di storia, accumulati e sedimentati in 6 metri di terreno dalle frequenti alluvioni che hanno interessato (e, purtroppo, interessano tutt’ora) il nostro territorio.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16375332:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2018/01/20/news/cosi-mutina-e-davvero-splendidissima-1.16375332]]

Questa “finestra temporale” racchiude al suo interno un arco di storia che va “solo” dalla realtà romana fino a quella contemporanea per il semplice motivo che gli strati più inferiori non hanno reperti significativi da presentarci, distrutti e dimenticati dall’agire del tempo. La cultura latina (come ha sempre fatto nella sua conquista, proprio per questo così efficace) ha però saputo integrare e sviluppare le varie realtà sociali e storiche con le quali è venuta a contatto, riuscendo a proteggerle ed assorbirle sotto la sua egida e trasmettendole fino a noi. Prova di questo straordinario “melting pot” ante litteram è l’incredibile e variegata contaminazione di idee, costumi e tradizioni che caratterizzavano la realtà romana di Modena; esempio chiave di ciò è la coesistenza di edifici pubblici romani e di templi e costruzioni ancora risalenti al periodo etrusco, perfettamente integrati nel percorso di urbanizzazione che la città ha subito col tempo (basti pensare al sapiente “riciclo” di materiali che i modenesi medioevali hanno attuato nella costruzione della nostra città, exemplum fra tutti il Duomo).

Modena era dunque (oggi come allora) una città multietnica, aperta alle novità ed al cambiamento. E proprio il cambiamento è il filo conduttore che lega questa mostra, dove ad ogni passo si percorrono secoli di storia, passando dalla Modena romana, a quella medioevale fino a quella degli Estense, per terminare poi nell’epoca moderna e nel presente. O meglio, nel futuro. Sì perché la mostra termina con una sezione interamente dedicata ad una capsula del tempo, dove chiunque può scrivere una lettera e consegnarla ai posteri, che riesumeranno la capsula nell’anno 2099. Si invertiranno così le parti, e noi da trovatori diventeremo trovati

*studente della 5D classico liceo Muratori San Carlo

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google