Procuratore capo: Giovagnoli continua a puntare a Modena
di Carlo Gregori
La nomina alla Procura generale di Bologna non ostacola la sua volontà di proseguire verso la nomina a dirigente
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Chi sarà il procuratore capo di Modena? La dottoressa Lucia Musti, che dirige l’ufficio da due anni, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che dichiara annullata la sua nomina, ha ribadito davanti alle telecamere: «Sono il procuratore di Modena e la sentenza non ha dichiarato l'illegittimità della mia nomina, ma ha ritenuto semplicemente che la motivazione dovesse essere integrata». Il suo avversario, il dottor Paolo Giovagnoli, che ha visto riconosciute le sue ragioni dal Coniglio di Stato, è stato ora assegnato a Bologna come sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello. Questa nomina però non chiude affatto la vicenda intorno alla poltrona più alta della nostra Procura. Anzi. Giovagnoli è stato designato dal Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura nella seduta dell’altro giorno dopo che la Commissione aveva avanzato la proposta. Ma Giovagnoli non era più capo della Procura di Rimini e quindi ora ha solo cambiato incarico. E secondo alcuni giuristi esperti di diritto amministrativo che abbiamo interpellato – che preferiscono restare anonimi, non volendo entrare in questa disputa – l’assegnazione all’incarico di Bologna non incide in alcun modo sulla vicenda di Modena.
Infatti, Giovagnoli non ha rinunciato al posto di Modena per il quale è sicuro di avere pieno diritto vantando come titolo non solo la maggiore anzianità di servizio ma anche – “attributo” chiave riconosciuto dal Consiglio di Stato – la sua esperienza da procuratore capo contro quella di procuratore aggiunto (e facente funzione dopo il pensionamento del dottor Vito Zincani) della dottoressa Musti. In altre parole, per ora pare intenzionato ad andare fino in fondo a questa vicenda. E secondo l’opinione generale, se tra qualche mese il Csm dovesse mai assegnargli l’incarico di capo a Modena, Giovagnoli avrebbe pieno diritto di scegliere tra Modena e la Procura generale di Bologna. Un’ipotesi molto lontana da quanto ha detto la Musti: «In questi casi il Csm integra il provvedimento di nomina e ripropone il magistrato già prescelto. Questa è la prassi e ci sono già stati casi simili».
Quanto alle conseguenze della sentenza del Consiglio di Stato, secondo opinione diffusa tra i giuristi contattati, la nomina della dottoressa Musti è nulla e quindi ora tutto torna alla situazione precedente alla sua nomina, avvenuta nel gennaio 2016. In altre parole, tecnicamente torna al ruolo di procuratore aggiunto con funzione di capo a Modena, come reggente dell’ufficio, dato che esiste un interesse istituzionale a portare avanti senza turbamenti le attività della Procura.
Resta da capire se, come ha affermato la Musti, la sua nomina contiene solo un errore da correggere (la motivazione da integrare) o se invece contiene un vizio, come sostengono gli avvocati di Giovagnoli nella sentenza.
Infatti, Giovagnoli non ha rinunciato al posto di Modena per il quale è sicuro di avere pieno diritto vantando come titolo non solo la maggiore anzianità di servizio ma anche – “attributo” chiave riconosciuto dal Consiglio di Stato – la sua esperienza da procuratore capo contro quella di procuratore aggiunto (e facente funzione dopo il pensionamento del dottor Vito Zincani) della dottoressa Musti. In altre parole, per ora pare intenzionato ad andare fino in fondo a questa vicenda. E secondo l’opinione generale, se tra qualche mese il Csm dovesse mai assegnargli l’incarico di capo a Modena, Giovagnoli avrebbe pieno diritto di scegliere tra Modena e la Procura generale di Bologna. Un’ipotesi molto lontana da quanto ha detto la Musti: «In questi casi il Csm integra il provvedimento di nomina e ripropone il magistrato già prescelto. Questa è la prassi e ci sono già stati casi simili».
Quanto alle conseguenze della sentenza del Consiglio di Stato, secondo opinione diffusa tra i giuristi contattati, la nomina della dottoressa Musti è nulla e quindi ora tutto torna alla situazione precedente alla sua nomina, avvenuta nel gennaio 2016. In altre parole, tecnicamente torna al ruolo di procuratore aggiunto con funzione di capo a Modena, come reggente dell’ufficio, dato che esiste un interesse istituzionale a portare avanti senza turbamenti le attività della Procura.
Resta da capire se, come ha affermato la Musti, la sua nomina contiene solo un errore da correggere (la motivazione da integrare) o se invece contiene un vizio, come sostengono gli avvocati di Giovagnoli nella sentenza.
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