Gazzetta di Modena

Modena

Rubrica Fuori Classe / Emergenza freddo, la corsa per soccorrere chi dorme in strada

Matteo Bergomi*, Filippo Rutigliano* e Marcello Venturelli*
Un senzatetto alla stazione Fs (foto d'archivio)
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Un senzatetto alla stazione Fs (foto d'archivio)

A Modena volontari e progetti per non lasciare nessuno al ghiaccio della notte

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MODENA. Luca (nome di fantasia) dell’unità mobile, sta facendo il “giro” serale per portare il the ai senzatetto, e probabilmente tornerà a casa con i vestiti sporchi, dopo averne incontrato qualcuno un po’ nervoso; Francesco (nome di fantasia) intanto sta tornando di corsa alla “base” (la storica sede di via San Cataldo dell’associazione Porta Aperta), dopo aver trovato in strada e caricato in macchina una donna con un bimbo di 10 giorni, che ha vissuto metà della sua così giovane vita dormendo in stazione; tutto questo mentre Lucia (nome di fantasia) cerca una stanza d’albergo per un uomo troppo stanco di trascorrere l’ennesimo inverno in un capannone della zona industriale. Questa è la serata tipo di tutti quei volontari e non che giorno dopo giorno lavorano per aiutare i senzatetto di Modena.

L’ emergenza freddo ogni anno impegna il comune di Modena e le varie associazioni di previdenza sociale presenti sul nostro territorio, prima fra tutte Porta Aperta; ma è proprio grazie alla collaborazione tra le diverse istituzioni modenesi che “da qualche anno il numero di senzatetto per strada nel periodo invernale è calato drasticamente, anche se rimane molto difficile stabilire esattamente quanti siano per i loro continui spostamenti”, come spiega Luca Barbari, presidente di Porta Aperta.

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Un impegno costante, quello delle centinaia di volontari che collaborano con il Comune in un percorso di reintegrazione sociale dei “senza fissa dimora”: le persone senza residenza non devono fronteggiare solo il problema del freddo, ma in quanto tali non hanno facile accesso alle cure sanitarie o all’assistenza dei servizi sociali, vedendosi rimpallati da un comune all’altro senza soluzione.

È importante quindi sapere che l’emergenza freddo è qualcosa di molto più grande del “dare un tetto” alle persone in difficoltà. Quando infatti si comincia un percorso con i senzatetto si mette in moto una “macchina istituzionale” fatta di collaborazione e dialogo, tra associazioni, volontari, servizi del comune, che impiega tutti i mezzi possibili al fine di ridare una dignità sociale a queste persone, che spesso soffrono la loro condizione: non sarebbe la prima volta che un senzatetto si rifiuti di andare in pronto soccorso, vergognandosi del proprio aspetto.

E anche a questo i volontari di Porta Aperta, come gli impiegati dei servizi sociali, provvedono, seguendo una delle direttrici del loro lavoro: il rispetto. Vi sono però anche problemi da saper affrontare quando si collabora con questa categoria di persone: primo tra tutti l’approccio, laddove i senzatetto spesso entrano nel tunnel dell’alcolismo e della tossicodipendenza, risultando quindi scontrosi e restii al contatto umano. In questo caso la parola d’ordine diventa perseveranza, sottolinea l’assessore al welfare Giuliana Urbelli: “Quando i senzatetto infatti vedono volontari che giorno dopo giorno provano ad aiutarli, offrendo un the caldo e qualche parola, comincia a crearsi un legame, un’attesa, che gradualmente diventa la base per qualsiasi percorso di reinserimento nella società. Ci sono comunque quelli che rifiutano di essere aiutati, o che per qualche motivo creano problemi nelle comunità sociali in cui vivono durante il loro percorso. Anche in questo caso comunque i servizi appositi si muovono affinché nessuno ritorni per strada”.

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È quindi una storia di fruttuosa collaborazione, tra Comune e associazioni di previdenza sociale, quella che accompagna l’emergenza freddo, ma anche di nuovi progetti, come “Housing First”, già sperimentato in altri paesi ad esempio Portogallo e Usa, che prevede l’immediato collocamento dei senzatetto ribaltando completamente il tradizionale percorso a “scalini” spesso insufficiente alle tempistiche richieste dall’emergenza freddo.

*studenti della 5D liceo Muratori San Carlo

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