Caso Cardiologia, ecco perchè la Cassazione ha assolto la professoressa Modena.
L’ex-primario del reparto del Policlinico scagionata da ogni accusa residua Respinti i ricorsi di Procura generale, Regione, ospedale e Amici del Cuore
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MODENA. Il camice della professoressa Maria Grazia Modena ora è pulito. Anche le ultime macchie sono state spazzate via. La corte di cassazione ha assolto l’ex primario di Cardiologia da tutte le accuse dell'inchiesta che nel novembre 2012 la portò agli arresti domiciliari (misure cautelari anche per altri 8 medici) e che riguardava le presunte sperimentazioni abusive sui pazienti inconsapevoli che secondo l'accusa, ovvero il pm Marco Niccolini della Procura di Modena, sarebbero avvenute nel reparto.
L’altra notte, poco dopo l’una, è arrivato il responso da Roma: la sentenza annulla senza rinvio la disposizione di condanna per i reati di falso, che era l’unica condanna che era rimasta alla dottoressa Modena. Annullando senza rinvio vuol dire che il reato non c’è ed è escluso per sempre. La Cassazione inoltre dichiara inammissibili i ricorsi del procuratore generale di Bologna e delle parti civili ovvero Azienda ospedaliera, Regione Emilia Romagna e Associazione Amici del Cuore condannandoli alle spese processuali. Dopo sei anni la Modena esce del tutto e a testa alta da questa vicenda. L'ex primario è stato scagionato da ogni accusa residua, dopo la condanna in primo grado a Modena e l'assoluzione in Appello.
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IL CASO “CAMICI SPORCHI”. Una vicenda che, appunto sei anni fa esplose come una bomba, il primo vero e proprio scandalo all’interno della sanità modenese: pazienti cavie, stent sperimentati direttamente su di loro senza che lo sapessero, corruzione, abuso d'ufficio e una associazione a delinquere, un “patto sommerso” con alcune aziende biomedicali. Erano accuse pesantissime che culminarono con 9 arresti, tra cui l’emodinamista Giuseppe Sangiorgi. La professoressa Modena, come detto, finì ai domiciliari, ( stessa misura applicata dai Nas anche per Sangiorgi), venne rimossa del Policlinico e poi, a seguito della misura del divieto di dimora città, venne “esiliata” a Venezia. Sin da subito l’ex primario di Cardiologia si dichiarò innocente e scelse, a differenza di altri, il rito abbreviato per accelerare i tempi del giudizio,
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Dunque, era stata accusata di associazione a delinquere, truffa al sistema sanitario, corruzione, abuso d'ufficio e falso: in primo grado, il tribunale di Modena l’aveva condannata a 4 anni e all’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. La corte d’Appello con la sua sentenza ribaltò tutto, di tutte le accuse rimase solo quella di falso, relativa a due episodi e con relativa condanna a 8 mesi.
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Poi sono state rese note anche le motivazioni della sentenza dell’appello che, in estrema sintesi, parlavano di assenza totale di prove e possibile inattendibilità delle dichiarazioni del prof. Rossi, tra gli accusatori principali. Ma intanto in tribunale a Modena, all’inizio del novembre scorso, si è concluso il processo di primo grado, con rito ordinario, contro gli altri cosiddetti “camici sporchi”: sono state comminate pene per 36 anni nei confronti di dodici imputati. Sei anni e mezzo a Giuseppe Sangiorgi, di Emodinamica con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ma torniamo all’ultima determinante e definitiva sentenza .
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LA DIFESA «UNA MONTATURA». «Per quanto ci riguarda - afferma l’avvocato Luigi Stortoni che assieme all’avvocato Massimiliano Iovino ha difeso la Modena - questa sentenza pone fine a quella che è stata una vera montatura creata dai Nas e dalla Procura di Modena, e questo lo dice la Cassazione, non lo dico io, E quindi tutta l’ipotesi accusatoria coltivata dal pm Niccolini e dell’allora suo capo Zincani (il quale, Zincani, ha sottoposto con dichiarazioni sui giornali ad una vera gogna mediatica la mia assistita) si rivela assolutamente fondata sul nulla. Nel frattempo i danni irreparabili consumati nei confronti della prof. Modena e per la sanità modenese sono assolutamente irrisarcibili. Ricorso? Non lo so ancora, vedremo, comunque siamo sempre di fronte a macerie fumanti. Uno dei reparti più prestigiosi e famosi d’Italia, conosciuto in tutto il mondo ormai è distrutto per sempre. Quindi, danni o non danni... ciò che è stato irreparabilmente distrutto non potrà mai essere ricostruito».
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«Aggiungo, e anche in Cassazione l’abbiamo riferito - conclude l’avvocato Stortoni - , che siamo stati molto sorpresi non tanto del ricorso contro l’assoluzione che aveva fatto la procura generale di Bologna che, come si suol dire, fa il suo mestiere, quanto del fatto che di fronte ad una assoluzione gli enti come la regione, come l’ente ospedaliero anziché rallegrarsi del fatto che si è scoperto che l’accusa nei confronti di un loro membro era stata dissipata ( perché se accusano mio figlio di un grave reato e poi viene assolto io ne gioisco, non faccio appello contro di lui) hanno fatto ricorso. Per altro un ricorso talmente fondato che è stato dichiarato dai giudici non “infondato” ma “inammissibile”. In altre parole l’inammissibilità viene dichiarata quando il ricorso non sta né in cielo né in terra. A questo punto, e lo hanno dimostrato tre giudici della corte d’appello e cinque giudici della cassazione questa ipotesi accusatoria, questa grande inchiesta sul malaffare, è tutta una balla».
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«ERA GIÀ TUTTO NEGLI ATTI». I «Un fatto importante- fa notare l’avvocato Iovino - è che non abbiamo portato in cassazione testimoni chiave o “scoop”. Per uno dei due episodi, ad esempio, abbiamo portato un’intera conversazione telefonica e non quella “impacchettata” già dai Nas. In pratica abbiamo usato le carte, gli atti già in possesso di tutti e grazie a questi, con un corretto esame, si arrivati ala piena assoluzione».
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