il caso
Hera e bollette L’azienda cercherà una soluzione
In risposta all’articolo pubblicato in data 18 gennaio a pagina 23 Hera ritiene opportuno chiarire alcune cose sul caso bollette sollevato dal cliente. Riceviamo e pubblichiamo.Nel 2014 in occasione...
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In risposta all’articolo pubblicato in data 18 gennaio a pagina 23 Hera ritiene opportuno chiarire alcune cose sul caso bollette sollevato dal cliente. Riceviamo e pubblichiamo.
Nel 2014 in occasione dell’attivazione di una nuova offerta commerciale Hera Comm a cui il cliente aveva aderito, si rilevò che le stime dei precedenti consumi fatturati erano inferiori ai consumi effettivi. Con la lettura reale del contatore fu emessa una bolletta di importo superiore ai 7.000 euro, che tuttavia conguagliava i consumi realmente effettuati in un periodo di consumo di oltre un anno.
Nel gennaio 2015, in seguito a una richiesta dell’avvocato del cliente, venne fatta una verifica del funzionamento del contatore. Il rapporto tecnico evidenziò effettivamente una minima percentuale di errore nella misurazione. In seguito a questa verifica i consumi del cliente vennero ricalcolati (come previsto dalla normativa), e ciò originò una riduzione negli importi da lui dovuti di circa 610 euro. Non uno “sconticino”, dunque, ma una giusta rettifica, che venne comunicata anche allo stesso avvocato. Di tutto ciò l’avvocato venne informato tramite lettera, nella quale si proponeva anche di rateizzare quanto dovuto dal cliente in 8 rate, come previsto dall’ente regolatore.
A questa proposta l’avvocato rispose negativamente, dichiarandosi non soddisfatto dell’esito della misurazione e sostenendo che i consumi fatturati fossero comunque eccessivi.
Non giova qui ripercorrere una ad una le inesattezze riportate nell’articolo. È tuttavia importante ribadire che gli importi comunicati al cliente e al suo legale sono corretti e coerenti con i suoi consumi. Inoltre, come dimostrano i due incontri con gli incaricati Hera ed i numerosi gli scambi telefonici e via mail, la disponibilità di Hera a trovare una soluzione bonaria alla soluzione è sempre stata massima.
Nel novembre 2017, ovvero più di un mese fa, a oltre tre anni dall’inizio della vicenda e dopo che tutte le proposte avanzate per trovare una soluzione sono state rifiutate o lasciate cadere nel nulla dal cliente, Hera ha inviato una raccomandata con la richiesta del pagamento di quanto dovuto, informandolo che in caso di inadempienza avrebbe provveduto senza ulteriori avvisi ad aprire i termini per il recupero coattivo. Cosa che è avvenuta nei giorni scorsi, essendo scaduto abbondantemente il termine.
Nei prossimi giorni l’azienda prenderà nuovamente contatto con il legale del cliente per verificarne ancora una volta la disponibilità a raggiungere un’equa soluzione.
Nel 2014 in occasione dell’attivazione di una nuova offerta commerciale Hera Comm a cui il cliente aveva aderito, si rilevò che le stime dei precedenti consumi fatturati erano inferiori ai consumi effettivi. Con la lettura reale del contatore fu emessa una bolletta di importo superiore ai 7.000 euro, che tuttavia conguagliava i consumi realmente effettuati in un periodo di consumo di oltre un anno.
Nel gennaio 2015, in seguito a una richiesta dell’avvocato del cliente, venne fatta una verifica del funzionamento del contatore. Il rapporto tecnico evidenziò effettivamente una minima percentuale di errore nella misurazione. In seguito a questa verifica i consumi del cliente vennero ricalcolati (come previsto dalla normativa), e ciò originò una riduzione negli importi da lui dovuti di circa 610 euro. Non uno “sconticino”, dunque, ma una giusta rettifica, che venne comunicata anche allo stesso avvocato. Di tutto ciò l’avvocato venne informato tramite lettera, nella quale si proponeva anche di rateizzare quanto dovuto dal cliente in 8 rate, come previsto dall’ente regolatore.
A questa proposta l’avvocato rispose negativamente, dichiarandosi non soddisfatto dell’esito della misurazione e sostenendo che i consumi fatturati fossero comunque eccessivi.
Non giova qui ripercorrere una ad una le inesattezze riportate nell’articolo. È tuttavia importante ribadire che gli importi comunicati al cliente e al suo legale sono corretti e coerenti con i suoi consumi. Inoltre, come dimostrano i due incontri con gli incaricati Hera ed i numerosi gli scambi telefonici e via mail, la disponibilità di Hera a trovare una soluzione bonaria alla soluzione è sempre stata massima.
Nel novembre 2017, ovvero più di un mese fa, a oltre tre anni dall’inizio della vicenda e dopo che tutte le proposte avanzate per trovare una soluzione sono state rifiutate o lasciate cadere nel nulla dal cliente, Hera ha inviato una raccomandata con la richiesta del pagamento di quanto dovuto, informandolo che in caso di inadempienza avrebbe provveduto senza ulteriori avvisi ad aprire i termini per il recupero coattivo. Cosa che è avvenuta nei giorni scorsi, essendo scaduto abbondantemente il termine.
Nei prossimi giorni l’azienda prenderà nuovamente contatto con il legale del cliente per verificarne ancora una volta la disponibilità a raggiungere un’equa soluzione.
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