La prof. Modena e l'assoluzione definitiva: «È la fine di un incubo rivoglio il mio reparto»
La professoressa: «Devo ancora metabolizzare la vittoria, so solo che sono felice» «Questo è stato un processo politico, sapevo di avere contro i poteri forti»
MODENA Il suo telefono era già diventato bollente nel cuore della notte, non appena è stata informata della sentenza della cassazione che l’ha assolta da ogni accusa e condanna.
Subito una serie di messaggi, agli amici più cari, a tutte quelle persone che, a vario titolo, le erano sempre state vicine in questi lunghi sei anni che l'hanno vista al centro della vicenda “camici sporchi”, l'inchiesta scandalo sui Cardiologia e le sperimentazioni su pazienti “cavie”.
Ieri mattina la professoressa Maria Grazia Modena aveva già lasciato la città , era Bologna e, raggiunta telefonicamente, non ha nascosto gioia per come sia andata a finire tutta questa vicenda. «Sono molto felice, questa mattina sono a Bologna con parenti e devo risolvere qui alcune questioni personali per cui non riesco nell’immediato a incontrare la stampa, sono felice, molto felice - ha detto - Devo per altro ancora metabolizzate questa nuova realtà, questa vittoria che è totale. La devo metabolizzare perché, ricordiamocelo, sono passati sei anni, sei anni della mia vita. Per questo ne vorrei parlare con calma, con la stampa e lo farò domenica mattina (oggi, ndr) a casa mia. Grande soddisfazione comunque, una grande soddisfazione perché è la fine di un incubo. Ecco questa è la verità: è davvero la fine di un incubo». Questo in mattinata. poi nel pomeriggio alcune dichiarazioni, rilasciate all’Ansa: «Non voglio vendetta. Voglio ciò che è mio: il reparto di Cardiologia e, soprattutto, i miei pazienti. Mi erano serviti anni per creare uno staff che potesse fare diventare un'eccellenza internazionale. Ora tutto questo non c'è più». E ancora : «Questo è stato un processo politico - afferma la cardiologa - non penale. E questa è stata, da un lato, la mia salvezza, perché sapevo che contro avevo i poteri forti. Davanti a un nemico titanico ho trovato quella forza che, altrimenti, probabilmente, non avrei avuto per portare avanti una battaglia nella quale non solo si ristabilisse la mia dignità di professionista e donna ma, soprattutto, quella dei pazienti e dei medici che hanno pagato con me». Una battaglia che ora ha vinto, perseguendo una verità che lei ha sempre sostenuto fin dal primo giorno, e che ha raccontato in ben due edizioni del libro che ha deciso di scrivere sulla vicenda. Altre recenti esternazioni della Modena ebbero una certa risonanza: lo scorso novembre in tribunale in corso Canalgrande c’era anche la Modena, tra il pubblico, in occasione delle sentenze nei confronti degli altri coinvolti nell’inchiesta “camici sporchi” che avevano seguito il rito ordinario. Era il giorno cioè delle condanne, tra gli altri, dei medici: 6 anni e mezzo a Giuseppe Sangiorgi, 2 anni e 8 mesi a Giuseppe Biondi Zoccai e a Luigi Politi, due anni e 10 mesi ad Alessandro Aprile.
«Provo grande tristezza, da cittadina - disse allora la Modena - Non è giustizia. Le condanne non sono sostenute da prove: volevano gli scalpi e li hanno presi. Hanno distrutto un reparto di eccellenza».
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