Lettera della famiglia di Maria Grazia Modena: «Ma l’amarezza non si cancella»
La famiglia: «Tutto questo nato da invidia e odio professionale: siamo sgomenti»
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Dalla famiglia Modena, a commento della vicenda che ha coinvolto la professoressa Maria Grazia, riceviamo e pubblichiamo:
Egregio direttore,
In questi sei anni la famiglia Modena non si è mai esposta pubblicamente. Nonostante il processo mediatico condotto a livello nazionale e locale e la valanga di calunnie piovute su Maria Grazia da ogni parte, abbiamo sempre taciuto e l’abbiamo sostenuta privatamente, attendendo fiduciosi l’iter della giustizia. Oggi finalmente, dopo che la Cassazione ha messo la parola fine a questa vicenda, confermando un’innocenza della quale tutti noi siamo stati sempre consapevoli, vorremmo condividere alcune considerazioni.
Al di là delle vicende personali più o meno note – il trauma di un arresto inutilmente spettacolare e sicuramente costoso nel cuore della notte, la detenzione domiciliare, l’esilio dalla città in quanto “persona pericolosa”, il dolore di una madre anziana che non può purtroppo oggi gioire con noi di questa sentenza e di un marito, Renato, che ha condiviso ogni angoscia e umiliazione – questa storia ha rappresentato una grave perdita per l’intera città di Modena, con la distruzione di un reparto di eccellenza.
Non è un caso che in questi anni le persone che hanno sempre manifestato un affetto e una stima incondizionati alla “Prof” e a noi siano stati i suoi pazienti, e a loro vogliamo dire grazie ancora una volta. Questa è stata per tutti noi una conferma, anche se non necessaria, della professionalità e dedizione di Maria Grazia. In questi anni abbiamo avuto dimostrazione anche di un altro lato del suo carattere, ovvero la grandissima determinazione e la forza; in una situazione che avrebbe portato la maggior parte delle persone ad abbattersi, lei non ha mai e nemmeno per un secondo pensato di arrendersi e ha continuato a lottare con umiltà e dignità, sostenuta dalla certezza che la sua innocenza sarebbe stata riconosciuta e dall’appoggio incondizionato di suo marito Renato. Quello che ci lascia sgomenti è che invidia e odio professionale possano aver condotto a un processo di tale portata, con colpi di scena quali il morto resuscitato, il medico fantasma che esercitava invece a pieno diritto, la malasanità che non c’è mai stata, e il fatto che con tutta probabilità non ci saranno conseguenze nei confronti dei suoi accusatori e di chi ha sbagliato in sede istituzionale.
A Maria Grazia questi sei anni non saranno mai restituiti, il trauma di essere stata sbattuta in prima pagina e offesa per strada non sarà mai sanato, i giornali e le televisioni non daranno mai abbastanza rilievo alla sua innocenza. Né sarà restituito alla città tutto quello che lei avrebbe potuto fare in questi anni di forzata inattività. Oggi siamo felici, ma è una felicità che non cancella l’amarezza che solo chi ha vissuto una storia di questo tipo (e in Italia purtroppo non sono pochi!) può capire.
Famiglia Modena
Egregio direttore,
In questi sei anni la famiglia Modena non si è mai esposta pubblicamente. Nonostante il processo mediatico condotto a livello nazionale e locale e la valanga di calunnie piovute su Maria Grazia da ogni parte, abbiamo sempre taciuto e l’abbiamo sostenuta privatamente, attendendo fiduciosi l’iter della giustizia. Oggi finalmente, dopo che la Cassazione ha messo la parola fine a questa vicenda, confermando un’innocenza della quale tutti noi siamo stati sempre consapevoli, vorremmo condividere alcune considerazioni.
Al di là delle vicende personali più o meno note – il trauma di un arresto inutilmente spettacolare e sicuramente costoso nel cuore della notte, la detenzione domiciliare, l’esilio dalla città in quanto “persona pericolosa”, il dolore di una madre anziana che non può purtroppo oggi gioire con noi di questa sentenza e di un marito, Renato, che ha condiviso ogni angoscia e umiliazione – questa storia ha rappresentato una grave perdita per l’intera città di Modena, con la distruzione di un reparto di eccellenza.
Non è un caso che in questi anni le persone che hanno sempre manifestato un affetto e una stima incondizionati alla “Prof” e a noi siano stati i suoi pazienti, e a loro vogliamo dire grazie ancora una volta. Questa è stata per tutti noi una conferma, anche se non necessaria, della professionalità e dedizione di Maria Grazia. In questi anni abbiamo avuto dimostrazione anche di un altro lato del suo carattere, ovvero la grandissima determinazione e la forza; in una situazione che avrebbe portato la maggior parte delle persone ad abbattersi, lei non ha mai e nemmeno per un secondo pensato di arrendersi e ha continuato a lottare con umiltà e dignità, sostenuta dalla certezza che la sua innocenza sarebbe stata riconosciuta e dall’appoggio incondizionato di suo marito Renato. Quello che ci lascia sgomenti è che invidia e odio professionale possano aver condotto a un processo di tale portata, con colpi di scena quali il morto resuscitato, il medico fantasma che esercitava invece a pieno diritto, la malasanità che non c’è mai stata, e il fatto che con tutta probabilità non ci saranno conseguenze nei confronti dei suoi accusatori e di chi ha sbagliato in sede istituzionale.
A Maria Grazia questi sei anni non saranno mai restituiti, il trauma di essere stata sbattuta in prima pagina e offesa per strada non sarà mai sanato, i giornali e le televisioni non daranno mai abbastanza rilievo alla sua innocenza. Né sarà restituito alla città tutto quello che lei avrebbe potuto fare in questi anni di forzata inattività. Oggi siamo felici, ma è una felicità che non cancella l’amarezza che solo chi ha vissuto una storia di questo tipo (e in Italia purtroppo non sono pochi!) può capire.
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