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Modena, foto come ricerca nei clic da toccare di un medico artista

di Martina Stocco
Modena, foto come ricerca nei clic da toccare di un medico artista

Stefano Selmi è neurologo infantile a Bologna «Un’attività diventata oggi anche rifugio serenità» 

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MODENA. «A quattordici anni mi hanno regalato la prima macchina fotografica, da quel giorno non ho più smesso di scattare foto». Inizia così il racconto di Stefano Selmi, medico modenese, che lavora all’ospedale Bellaria di Bologna nel reparto di Neurologia Infantile.

«La fotografia mi ha sempre accompagnato, durante l’arco di tutta la vita - riprende Selmi - e in questo momento, ancora più che in passato, è diventata un rifugio, uno svago, un modo per estraniarmi dalla realtà, non sempre facile da accettare. Il mio lavoro, come tanti altri è impegnativo, ma lo è soprattutto perché vedo la sofferenza dei più piccoli. La fotografia mi aiuta a ritrovare equilibrio e un po' di serenità».

Il fotografo modenese, classe 1959, ci apre le porte di casa, facendoci scoprire lo stile eclettico che contraddistingue la sua arte: si ha, infatti, l’impressione di entrare in una piccola galleria d’arte. D’altronde sono diverse le installazioni fotografiche che, di primo acchito, spiazzano i non addetti ai lavori.

«Mi piace staccare la fotografia dal muro, sono stanco di vedere le immagini appese in un quadro. Mi affascina l’idea che le fotografie si possano toccare e vedere da angolazioni differenti. Così ho iniziato, anni fa, ad utilizzare materiali diversi su cui stampare le foto: intonaco, tela, ceramica, Pvc. Ho anche fatto realizzare, tra gli altri, delle installazioni in ferro, lavorate da artigiani, che terminano con una fotografia stampata su legno. Le fotografie hanno forme particolari, geometriche, ma all’interno si può vedere il caos».

Cosa significa?

«Lavorare con la macrofotografia e, in particolar modo sui negativi, delle pellicole da diapositiva, mi permetteva di stravolgere la realtà, ecco perché il caos. Si ottengono dei colori che difficilmente si vedrebbero normalmente: ricordano i quadri degli impressionisti. Ora, invece, lavoro in digitale, ma non utilizzo photoshop».

Sempre di qualche anno fa è anche il lavoro realizzato in collaborazione con i ceramisti di Deruta (Perugia).

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«Avevo fatto un servizio fotografico di nudo e le immagini sono state riprodotte su ceramiche d’arte: teiera, tazzine, piattini... Ultimamente, invece, ho iniziato un lavoro sulle quattro stagioni: ho ultimato quello sull’autunno: ai miei clienti è piaciuto molto. In futuro vorrei provare ad utilizzare, come cornice dei quadri fotografici, anche l’alluminio. Non solo: mi piacerebbe anche stampare sui tessuti le mie foto, come fossero quadri da indossare».

Il percorso creativo di Selmi porta alla prima mostra realizzata nel 1983 presso la Galleria MR. Ma, lo stile del fotografo negli anni cambia, si evolve, attraversando diverse fasi. Tuttavia, ci sono temi che ricorrono nelle fotografie. Quali?

«L’acqua e la nebbia, rappresentano gran parte della produzione artistica recente. Mi piace molto anche fotografare i volti: è bellissimo capire come ritrarre una persona, non tanto per la bellezza in sé, quanto per la particolarità racchiusa nell’espressione del viso. Potrei dire che il ritratto, insieme alla fotografia di teatro e danza sono le mia specialità. Non a caso, tornerò, come fotografo al New Prague Dance Festival il prossimo anno».

Il lavoro di Selmi si snoda per tutti gli anni Ottanta e Novanta. Anni nei quali proseguono le sue fiere e mostre dislocate sia nel territorio locale sia all’estero. Come, per esempio, la mostra all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco e quella al Palazzo degli Affari di Firenze. Attualmente il medico collabora con Artigiana Design ed espone in diverse fiere: Modenantiquaria, 7.8.Novecento, Curiosa e alla Campionaria.
 

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