Modena, ricerca del centro cefalee: «Cannabis, più che utile nelle emicranie incurabili»
Al Policlinico il prof. Pini ha presentato ricerca del Centro Cefalee su 13 pazienti: «È efficace: i malati non trattabili con altri metodi, aiutati dall’olio essenziale»
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MODENA. Com’è possibile prescrivere e usare i derivati della cannabis nel trattamento del dolore cronico, dalle cefalee alle malattie neurologiche?
La domanda, cuore del convegno organizzato dal Centro Cefalee del Policlinico e dalla Sisc (Società Italiana Studio Cefalee) ha avuto risposte chiare e indicazioni univoche, partendo proprio dall’esperienza delle sperimentazioni modenesi. Il prof. Luigi Alberto Pini, che dirige il Centro Cefalee, ha presentato i risultati ottenuti dalla sua equipe. Il lavoro presentato in una sala gremita di specialisti, medici, farmacisti, studenti e pazienti, ha dimostrato che l’utilizzo di olio di cannabis, seguendo rigidi protocolli, è arrivato a togliere il dolore a 13 pazienti con emicranie invalidanti. Tutti loro avevano in comune l’incapacità dell’organismo di sopportare altri farmaci, compresi quelli di ultima generazione, dopo due anni di cure continue; l’organismo, di fatto intossicato, non reagiva più alla somministrazione delle sostanze chimiche.
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«Potrà sembrare strano - ha commentato il prof. Pini - ma le metodiche raccomandate dl ministero della Sanità, così come vengono proposti per l’utilizzo dei decotti di cannabis, non raggiungevano concentrazioni terapeuticamente efficaci. Un terzo dei pazienti trattati non avevano il farmaco nel sangue. L’olio di cannabis invece, seguendo dosaggi puntuali, ha una concentrazione terapetica molto più estesa e ha per tutti i pazienti da noi testati».
Che l’utilizzo della cannabis sia efficace lo testimoniano i numeri.
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Non solo i 160 accreditati ieri al convegno in una sala che poteva contenerne a malapena cento, ma anche i chili trattati di anno in anno in Italia e che hanno portato all’esaurimento della disponibilità delle piante e del principio attivo.
«La legge che prevede l’uso della cannabis tramite il servizio sanitario è di due anni fa ma è nata azzoppata perchè la pianta e il suo principio attivo non sono inseriti nella farmacopea ufficiale - spiega Pini - Ora l’unico soggetto abilitato alla coltivazione è l’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, che ne produce un quintali, mentre altri 350 chili vengono comprati all’estero, quasi tutti dall’Olanda. Solo che le richieste aumentano di anno in anno perchè per migliaia di persone le terapie a base di estratti di cannabis potrebbero significare tornare a una vita attiva e non più da invalidi. Niente miracoli. Solo un’efficacia terapeutica indiscutibile dal punto di vista medico».
I condizionamenti politici, cancellati in altre nazioni, e la necessità di produzioni ineccepibili sotto il profilo delle contaminazioni, fanno sì che la strozzatura sulla produzione diventi incomprensibile. Le autorizzazioni alla produzioni e all’acquisto, per il 2018 la spesa sarà di 3 milioni di euro, vengono fotografate effettuando i consumi dell’anno precedente. Di qui il deficit cronico che ha spinto i pazienti a esprimere tutta la loro indignazione nel corso del convegno. Ma la sperimentazione modenese è fuori discussione.
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