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Modena, familiare di un paziente denunciato dal medico

Modena, familiare di un paziente denunciato dal medico

Pronto Soccorso: critiche su visita e ticket e un “Si ricordi che so il suo nome...” il dottore esasperato la querela per minacce e interruzione di pubblico servizio

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MODENA. Che il lavoro di medico e infermiere, in un pronto soccorso, non sia facile è cosa nota. Non lo è che il loro prezioso lavoro, spesso in condizioni di emergenza, in cui i minuti sono preziosi per salvare vite, venga disturbato da elementi esterni. Persone che danno in escandescenze, tentativi di aggressione, proteste plateali, sono episodi che stanno diventando la norma nelle sale d’attesa del Pronto Soccorso, a Modena e in tutta Italia Medici e infermieri, il più delle volte lasciano correre, ma arriva il momento in cui è doveroso dire basta.

È quello che ha probabilmente pensato il medico del pronto soccorso di Baggiovara, che sabato pomeriggio ha deciso di denunciare, avete letto bene, la familiare di un paziente arrivato per chiedere aiuto. La denuncia è arrivata al culmine di una serie di provocazioni e critiche assillanti sulle quali il medico, alla fine, ha deciso di non soprassedere.

Tutto è iniziato durante la visita del paziente, alla quale è stata ammessa la familiare per atto di cortesia. La donna, invece di seguire in silenzio il lavoro del medico, ha iniziato ad appuntare quanto diceva il dottore; sollecitando tutta una serie di esami aggiuntivi, che il dottore non riteneva assolutamente necessari. Al punto che è stata invitata ad uscire dall’ambulatorio.

Secondo atto, poco dopo, quando il medico con il referto della visita ha consegnato al paziente la richiesta di pagamento del ticket, come dispongono le normative regionali. Il “conto” non è andato a genio alla donna che ha iniziato ripetutamente a protestare sia per il ticket che, a suo dire, per l’incompetenza del medico.

Parole pronunciate a voce alta in modo che tutti: medici, infermieri e altre persone in sala d’attesa potessero ascoltare. Non paga prima di uscire, la donna si è avvicinata al vetro della reception per dire al dottore: «E comunque si ricordi bene che so il suo nome...».

A questo punto il medico, che da legge, quando è in servizio, è un pubblico ufficiale ha deciso che era giunto il momento di non chinare il capo.

Ha chiesto alla donna, ne ha facoltà, i documenti e di fronte al rifiuto di consegnare la carta di identità ha chiamato il 113. Una volta arrivata la polizia, il medico ha spiegato che è suo diritto denunciare la donna per interruzione di pubblico servizio, rifiuto di fornire le generalità e minacce. La denuncia è stata depositata.

La notizia ha già fatto il giro dell’ospedale: più di un medico non ha nascosto la propria soddisfazione. I casi in cui chi si rivolge al pronto soccorso ha un atteggiamento arrogante e minaccioso si ripetono. Spesso i sanitari non si sentono adeguatamente protetti dall’azienda e vorrebbero un posto di vigilanza fisso per poter lavorare più tranquilli nell’interesse degli assistiti.
 

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