«La centrale a biomasse? Una Panda che inquina tanto»
SESTOLA . La nuova centrale a biomasse di Sestola inquinerà più di una Panda a metano, e non potrà bruciare solo materiale del posto perché non sarebbe sufficiente. Ne è convinta l’opposizione di...
SESTOLA . La nuova centrale a biomasse di Sestola inquinerà più di una Panda a metano, e non potrà bruciare solo materiale del posto perché non sarebbe sufficiente. Ne è convinta l’opposizione di Sestola Civica (in primis con i consiglieri Massimo Poggioli e Annibale Tintorri), che sulla centralina istallata nella zona artigianale di Poggioraso solleva molteplici questioni dopo una fase di documentazione. Innanzitutto il gruppo invita a soffermarsi sul concetto di “fonte rinnovabile”: «È tale solo se nel territorio di origine e nel tempo di utilizzo quanto consumato si ripristina - precisa - ciò vale per l’energia solare, eolica e idrica, ma non si applica totalmente alle biomasse».
Un impianto di medie dimensioni che funziona 24 ore al giorno consuma circa 1.500 tonnellate all’anno di materia prima: «Due sono le considerazioni - incalza Sestola Civica - la prima è che l’inquinamento non è limitato soltanto all’entità dei fumi, delle ceneri e delle microparticelle emesse nell’aria (CO, Nox, polveri e benzolo), ma deve tener conto anche del traffico di camion necessario per il continuo rifornimento. La seconda è l’impossibilità di rispettare l'indicazione “materiale reperito in loco” che troviamo sempre in questi progetti. Ricordiamo che l’analogo impianto per il riscaldamento del polo scolastico e della piscina consuma circa 23 quintali di cippato al giorno: è impossibile raggiungere tali quantità solo con le potature degli alberi o con il legname residuo del taglio dei boschi in zona».
In tema salute, il gruppo ricorda come la combustione di biomasse liberi sempre nell’aria inquinanti, che a 800 gradi volatilizzano ricombinandosi sotto forma di polveri sottili, cioè particolato, «che forma ulteriori aggregazioni chimiche inquinanti in grado di posarsi nei polmoni».
Quindi il punto: «La presa visione dei dati contenuti negli atti depositati, a parere di tecnici di settore non confermerebbe l’esattezza del paragone stabilito tra l’impianto e la Fiat Panda» puntualizza Sestola Civica. Ma anche se le emissioni fossero quelle di una Panda a metano, «chi vorrebbe un’utilitaria accesa tutto il giorno sotto la finestra di casa? I residui della combustione dove verranno smaltiti? La combustione di biomassa è una fonte rilevante di polveri inalabili: siamo a conoscenza che tali particelle “aerosol” possono entrare nei tessuti (anche in quello sanguigno) e in un tempo relativamente breve? Saranno contenti i proprietari delle seconde case che hanno investito a Sestola per spostarsi dalle città e trovare una qualità dell’aria migliore...».
Da qui la rinnovata proposta di individuare un’area lontana in cui spostare l’impianto. E una raccolta firme che va avanti. Perché secondo Sestola Civica di fronte a questi impianti i cittadini pagano tre volte: «Con i soldi per gli incentivi, con le tasse per lo smaltimento dei rifiuti e con la salute». (d.m.)
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