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Modena, nuovi alloggi: Vaciglio alza ancora la voce In 300 contro le nuove case

di Luca Gardinale
Modena, nuovi alloggi: Vaciglio alza ancora la voce In 300 contro le nuove case

Assemblea pubblica con il sindaco Muzzarelli: «Meno alloggi e più aree verdi» Ma il pubblico non gradisce: «La città è cambiata, sganciarsi dai costruttori edili»

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MODENA. Il primo boato arriva poco dopo le 21, quando il dirigente Calvarese dice una cosa che fa esplodere la sala: «Su via Morane ci sarà un leggerissimo peggioramento». Ovviamente quel “leggerissimo” non era troppo condiviso dai presenti, che si sono abbandonati a un applauso ironico.

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L’applauso molto più convinto è arrivato un’ora dopo, quando l’architetto Tullio Zini ha invitato l’amministrazione a investire diversamente i soldi che servirebbero per le opere connesse al comparto. Tutto questo mentre le porte si aprivano e si chiudevano, perché i residenti continuavano ad arrivare, infilandosi dove potevano: sono stati più di trecento, infatti, i cittadini che hanno partecipato all’assemblea organizzata dall’amministrazione comunale ieri sera a Vaciglio, nella sala civica di via Viterbo, per parlare per la seconda volta in pubblico del progetto che porterà 550 nuove case nel quartiere, all’angolo tra via Morane e la tangenziale.

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Assemblea aperta dal primo cittadino Gian Carlo Muzzarelli, che ha ricordato gli sforzi del Comune per rivedere il vecchio progetto andando incontro alle richieste dei residenti: «Abbiamo deciso che l’obiettivo era non superare i 550 alloggi - ha detto il sindaco - e quindi abbiamo stralciato le 315 case in più che potevano essere costruite, sostituendole con un bosco urbano. Un segnale importante, come quello che daremo nel comparto Chinnici-Borsellino, dove saranno piantati 200 alberi».

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La palla è poi passata alla dirigente del settore Urbanistica Maria Sergio, che ha illustrato le differenze tra il vecchio e il nuovo progetto: «Nel 2014 è stato approvato un piano particolareggiato - ha spiegato - con la conseguente stipula di un contratto tra privati e amministrazione. La giunta, però, ha coraggiosamente avviato una riflessione, arrivando a modificare diverse cose. Per quanto riguarda la viabilità, non ci sarà più la dorsale diretta all’interno del quartiere, ma un attraversamento a “zig zag”. Per quanto riguarda il verde, invece, abbiamo deciso di differenziare le zone a seconda della funzione, quindi avremo verde di mitigazione su via Morane e verde di fruizione interno al comparto: in tutto, avremo 4300 metri quadrati di bosco urbano interni al comparto, oltre ai quasi nove ettari fuori».

Quindi, l’altezza degli edifici: «Non saranno più fino a nove piani - ha chiuso la Sergio - ma fino a sei».

La parola è quindi passata al pubblico, che come sei mesi fa è stato molto deciso nel contestare il piano: «Io abito qui da 50 anni - ha detto un residente - e mi chiedo quanto ci voglia a capire che la città non è più manifatturiera, ma di servizi, e dunque serve una città compatta. Ma soprattutto, l’amministrazione si deve svincolare dai costruttori edili, alcuni dei quali sono stati finanziatori della campagna del sindaco, ed è evidente che prima o poi un finanziatore presenta il conto».

Molto deciso anche Enrico Monaco, ex segretario di Sel: «La mia proposta - ha detto - è quella di coinvolgere le aziende in questione per riqualificare, invece di costruire 550 nuove case, aumentando l’inquinamento che è una delle principali cause di mortalità».

Ma al centro del dibattito, sempre più acceso, c’è stato soprattutto il tema scuole, a partire dalle materne: «Quelle di quartiere sono piene, come si pensa di fare?», hanno chiesto diversi residenti. Parole che hanno fatto arrabbiare il sindaco Muzzarelli, protagonista nel finale di uno scontro piuttosto acceso con alcuni residenti.

Critico il Movimento 5 Stelle: «Il primo cittadino non ha risposto chiaramente alle osservazioni, né le nostre, né quelle di Legambiente - spiega il capogruppo Marco Rabboni - e sulla questione indennizzi in caso di rinuncia al progetto. Noi avevamo proposto la revoca per interesse pubblico sopravvenuto: ci sarebbe stato da rimborsare solo le spese sostenute dalle società costruttrici. Nella mozione approvata in Consiglio, inoltre, si chiedeva di istituire una commissione con un esperto per spiegare la questione, a partire dai costi: che fine ha fatto questa commissione?».
 

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