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La morta sui binari è una 24enne ungherese

di Stefano Totaro
La morta sui binari è una 24enne ungherese

Mata Arietta è stata identificata dalla polizia grazie alle impronte digitali Da tre anni in Italia, era ospitata a San Damaso. Dalle indagini ancora nulla

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Mata Arietta, ventiquattro anni è nata a Budapest, la capitale dell’Ungheria e da qualche anno, pare almeno tre, viveva nel nostro Paese. È la giovane che domenica ha perso la vita sulla linea ferroviaria Milano-Bologna all'altezza di Gaggio, probabilmente per sfuggire ad un cliente rapinatore o violentatore.

Nella sua scarna scheda anagrafica di cui è in possesso ora la polizia, la giovane non risulta sposata, non avrebbe figli e in Italia non avrebbe parenti stretti , famigliari che abitano qui a cui appoggiarsi. Non ha un domicilio preciso: nei suoi tre anni circa italiani si hanno sue apparizioni ad Asti e a Rimini , quando venne fermata durante i ricorrenti controlli-retate che le forze dell’ordine mettono in atto nelle zone ad alta densità di prostituzione da strada. Non ha precedenti, non ha grane con la giustizia: una ragazza finita nel giro e che probabilmente era partita dall’Ungheria, come accade per tante sue connazionali, con l'illusione di una vita piena di agi, da vivere alla grande e con la possibilità di fare tanti soldi in poco tempo, tanti soldi che i suoi genitori non erano riusciti a fare in tutta la loro vita. Una illusione che si infrange quando queste ragazze si rendono ben presto conto di essere schiave, merce da strada in mano a persone, pure loro dell’Est, che le sfruttano, le spostano qua e là perché la ragazza sia sempre nuova per i clienti delle varie zone. Arietta, da quanto ha saputo la polizia, abitava nella zona di San Damaso-San Donnino, probabilmente si appoggiava a qualche connazionale o amica. Per saperne di più sulla 24enne la polizia rinnova ancora la volta il suo appello affinché si faccia avanti qualcuno che la conosca, che possa fornire informazioni sulle sue frequentazioni, amicizie, contatti e quant’altro. Le altre informazioni la squadra mobile le potrà evincere da ciò che emergerà dall’autopsia che sarà affidata alla Medicina legale di Modena.

Alcuni aspetti fondamentali sono infatti ancora da chiarire. Innanzitutto l’ora del decesso, per circoscrivere nel tempo l’accaduto. Se è avvenuto verso mezzanotte o l’una, quando è orario “di lavoro” delle prostitute, oppure in prossimità dell’alba e ciò aprirebbe nuovi scenari alternativi all’ipotesi più realistica, che è quella che vede appunto in azione un cliente che, dopo essersi appartato con lei sulla propria auto in quella zona poco illuminata e preposta agli infrattamenti, avesse cercato di rapinarla. La ragazza allora sarebbe scappata finendo vicino ai binari e in quell’istante il passaggio del treno le sarebbe stato fatale. Altro fattore importante che dovrà emergere è se la giovane abbia subito violenze prima dell’impatto con il treno. Se cioè abbia avuto colpi, altre ferite o anche se sia stata strangolata o abbia subìto un tentativo di strangolamento prima di venire colpita dal treno. Si cercherà di chiarire anche se la giovane ha subìto violenze sessuali. Sul fronte delle indagini, gli investigatori hanno sentito alcune prostitute, visionato le telecamere dell’hotel al ponte di Sant’Ambrogio da cui non è emerso nulla e cercano se ci sono altri occhi elettronici lungo la strada che da Gaggio porta alla zona del ritrovamento. Per il resto, allo stato attuale e ormai dopo tre giorni, è notte fonda.

Sulla vicenda un intervento di Cristina Girotti, consigliere comunale di Castelfranco della Lega: «Occorre aprire gli occhi senza falsi moralismi e capire come agire per tutelare di più queste donne, per contrastare di più lo sfruttamento e far emergere in trasparenza il fenomeno. Una prostituta sfruttata non dirà mai o quasi mai che lo è denunciando i suoi sfruttatori. C'è anche chi sceglie di esercitare la professione più antica del mondo, ci sono “centri massaggi camuffati”, uno è stato chiuso anche a Castelfranco. Occorre legiferare e regolamentare la prostituzione, solo così faremo emergere in trasparenza “il sommerso”, con tutela e salvaguardia anche sanitaria, oltreché e non di certo meno importante, delle persone» .

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