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La Shoah di Modena spiegata da Delmonte «Dedicato ai giovani»

La Shoah di Modena spiegata da Delmonte «Dedicato ai giovani»

Il giornalista ripercorre i luoghi della città con le vicende  degli ebrei catturati nell’ex ghetto e spediti ad Auschwitz 

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Un libro, in vendita con la Gazzetta di Modena per un mese che racconta di una passeggiata di due studenti con il loro docente per le strade del centro storico di Modena, quelle dove si sviluppava l’ex Ghetto ebraico.

Lo scopo, prima del Giorno della Memoria che si celebra sabato, è quello di sensibilizzare soprattutto i giovani con i luoghi della propria città da cui è partito l’abominio della Shoah che portò il nazismo all’uccisione di 6 milioni di persone. Il volume l’ha scritto il giornalista cinquantenne Andrea Delmonte e si intitola propria “La Shoah a Modena. Un racconto per tutte le generazioni” (Aliberti Editore, pp.128, 12 euro).

Delmonte, attuale direttore del giornale per ragazzi Comix, è reggiano e lavora per la casa editrice Franco Cosimo Panini da una ventina d’anni.

Il volume racconta la storia dei deportati modenesi attraverso una passeggiata in centro storico, ricordando i fatti a partire dai luoghi.

«Non sono uno scrittore - racconta - lavoro nella comunicazione e operando a contatto con i giovani ho maturato l’idea che occorra coinvolgerli spiegando che gli ebrei finiti nei lager abitavano normalmente nelle nostre città. Modena, Reggio e le altre erano luoghi normali anche all’inizio del ‘900. Ma poi è accaduto quel che accaduto».

In Emilia abbiamo la tradizione dei viaggi con le scuole ai campi di concentramento

«Sono utilissimi per evitare che si ritorni a quell’inferno, ma non c’è l’accostamento tra la Shoah e le nostre strade. Invece purtroppo lo è, non era una cosa lontana. Molti ebrei sono stati arrestati qui e poi portati al carcere di Santa Eufemia. Io nel libro racconto questi luoghi».

Quali in particolare?

«Il professore accompagna i suoi studenti sotto la Ghirlandina dove c’è una lapide misconusciuta: qui nel 1938 si buttò l’editore Formiggini per protesta contro le leggi razziali appena istituite dal fascismo».

Formiggini era conosciuto all’epoca?

«Era un intellettuale in vista, ma molti giovani non ne sanno nulla. Lui visse molto a Genova e Roma e sostenne Mussolini; se ne distaccò quando Giovanni Gentile gli sottrasse la Treccani. I giornali dell’epoca erano rigidamente controllati, la notizia del suicidio non uscì su nessun foglio; al funerale c’erano solo cinque persone».

Altri luoghi?

«Il professore parla ai ragazzi delle vicende storiche dell’ex Ghetto visitando strade come vicolo Squallore o piazza Mazzini dove c’è la sinagoga. Poi nel volume ci sono anche pagine dedicate alla chiesa di San Biagio, ex campo di Fossoli, villa Emma. Riconnettiamo, spero, in questo modo i luoghi con la storia perché non è detto che non possa ricapitare. L’uomo è capace di produrre bellezza, ma anche tante cose negative. Spero di aver fatto un lavoro utile dopo aver esplorato gli archivi dell’Istituto Storico della Resistenza».

Stefano Luppi

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