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Maxi discarica di Finale: sarà il Governo a decidere

Maxi discarica di Finale: sarà il Governo a decidere

Tutti d’accordo all’ampliamento, seppur con prescrizioni, ma il Comune non cede Il nullaosta a Feronia salta per il tema sanitario. Palazzi: «Difendiamo la gente» 

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FINALE. Sarà il Consiglio dei ministri a dover decidere sul maxi ampliamento della discarica da 1.8 milioni di tonnellate, proposta da Feronia. Lo ha stabilito la Conferenza dei servizi che per quasi sette ore si è confrontata e ha analizzato tutte le carte all’interno della sede di Arpae di Modena. Il tutto mentre all’esterno una stoica Maria Paltrinieri rappresentava, in solitaria, la voce di protesta dell’osservatorio civico “Ora tocca a noi”.

Dall’incontro non esce un vincitore assoluto, ma ai punti vince Finale, perché nessuno ha ottenuto ciò che voleva: né il Comune, rappresentato dal sindaco Sandro Palazzi, gli assessori Gianluca Borgatti, Beatrice Ferrarini e Fernanda Paganelli insieme a due tecnici municipali, che chiedeva di negare l’ampliamento né tantomeno Feronia al tavolo con l’amministratore Riccardo Superbi e un tecnico, che puntava ad ottenere l’immediato nullaosta. Anzi, avrebbe anche accettato seduta stante le prescrizioni emerse durante la riunione. Perché, nonostante tutti gli enti coinvolti (comprese Regione, Arpae, Ausl e Comune di Bondeno) e con la sola eccezione di Finale, abbiano di fatto avvallato il progetto, sono state diverse le criticità emerse. A partire dall’inquinamento delle falde, agli sforamenti di alcuni materiali, al mancato adeguamento dell’antisismica - l’area non è ancora considerata ad alto rischio nelle mappe - fino al progetto stesso di Feronia. Non a caso l’ipotesi di landfill mining, ossia la traslazione della discarica degli anni ’90, la bonifica del terreno e il successivo riempimento con nuovi rifiuti urbani e speciali non pericolosi, è stata drasticamente cassata. Una prescrizione che, semmai il progetto fosse autorizzato dal Governo, toglierà comunque a Feronia la possibilità di stoccare circa 300mila tonnellate.

È stata una legge del 1934 a permettere a Finale di tenere il punto. Non tramite l’opposizione alla variante urbanistica - in tal senso la legge regionale avrebbe la prevalenza sul parere del Consiglio comunale - bensì nel ruolo che vede il sindaco autorità sanitaria locale. E portando il proprio parere negativo, Palazzi ha bloccato l’iter autorizzativo.

«Non è stato facile - spiega il primo cittadino - ma credo che abbiamo dato un segnale importante, ossia che il volere dei cittadini di un territorio impattato debba essere tenuto in considerazione. Lo avevamo promesso in campagna elettorale e io avevo il mandato del Consiglio per oppormi. L’ho fatto, sono al momento soddisfatto pur sapendo che non è finita qui. Faremo una memoria dettagliata sulle criticità emerse e continueremo a sostenere la nostra opposizione a quel progetto così ampio e che Finale ha bocciato».

Per tutta la giornata gli umori che arrivavano dalla sala riunioni di Arpae si sono alternati, ma l’abbraccio che Maria Paltrinieri riserva al deputato Vittorio Ferraresi, presente come uditore, vale come una vittoria. Perché Maria, ieri, rappresentava tanti suoi concittadini che a lei e al sindaco Palazzi avevano delegato la difesa del territorio.(fd)
 

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