«Pmi, bollette cresciute del 5,9%»
«I costi dell’energia penalizzano la competitività». Le proposte
«Dal primo gennaio 2018 il costo annualizzato dell’energia elettrica per una micro-piccola impresa tipo in maggiore tutela è pari a 12.144 euro, in crescita del 5,9% rispetto al trimestre precedente (679 euro in più) e del 10,9% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (1.195 euro in più)».
Lo rivela una ricerca di Confartigianato Lapam, che aggiunge: «Gli aumenti di cui si parlava in questo periodo, purtroppo, sono arrivati e pesano molto sulle imprese di piccole dimensioni. Lo spread nei costi dell’energia (dovuto alle accise e alle imposte ma, naturalmente, anche ai costi della materia prima energia che l’Italia importa per una grande quota) penalizza fortemente la competitività delle nostre imprese. La crescita rilevata è da imputare all’aumento del 7,9% della spesa per la materia energia e del 7,2% degli oneri fiscali e parafiscali mentre diminuisce del 2,2% la spesa per il trasporto e la gestione del contatore. L’aumento rilevato in ottica tendenziale è da imputarsi all’intensa crescita del 23,8% della spesa per la materia energia, al +4,5% della spesa per oneri di sistema, mentre anche in questo caso diminuisce del 2,2% la spesa per il trasporto e la gestione del contatore. Nel dettaglio la spesa per la materia energia pagata dalla micro-piccola impresa tipo cresce di 256 euro rispetto al trimestre precedente e di 1.079 euro rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente». Per questo motivo una delle proposte fatte da Lapam Confartigianato in vista delle elezioni riguarda l’energia: «Invece di fare le battaglie sull’abolizione di questa o di quella tassa, perché i politici in campagna elettorale non propongono di diminuire l’imposizione fiscale sull’energia, liberando le imprese manifatturiere italiane e aumentando di colpo competitività, posti di lavoro e ricchezza del Paese?».
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