Gazzetta di Modena

Modena

Preso il nuovo capo della ’ndrangheta

di Tiziano Soresina
Preso il nuovo capo della ’ndrangheta

I carabinieri di Modena fermano Carmine Sarcone, aveva la gestione degli affari e intimidiva i testimoni del processo

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Hanno dovuto fare in fretta gli investigatori, perché il sospetto che il 38enne Carmine Sarcone stesse per fuggire l’hanno più che maturato in questi ultimi mesi d’indagine.

E lunedì poco prima di mezzanotte l’hanno fermato - a Cutro, davanti alla casa degli suoceri - i carabinieri del Nucleo Operativo di Modena su provvedimento della Dda di Bologna: in tasca aveva 5.400 euro. Ora è in carcere a Catanzaro in attesa della convalida del fermo. Per gli inquirenti il fratello di Nicolino e Gianluigi Sarcone (entrambi arrestati nell’operazione Aemilia d’inizio 2015) è il nuovo reggente della ’ndragheta emiliana (con epicentro a Reggio Emilia, ma operante pure nelle province di Parma, Modena e Parma, oltre a diramazioni in Lombardia e Veneto). Le indagini del procuratore distrettuale antimafia Giuseppe Amato e dei pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno consentito di trovare riscontri alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia - tra cui Antonio Valerio, Giuseppe Giglio e Salvatore Muto sentiti con le loro pesanti rivelazioni nel maxi processo Aemilia - e di valorizzare gli esiti di attività pregresse (in special modo intercettazioni telefoniche ed ambientali), facendo emergere il ruolo che sarebbe stato assunto dal fermato nel sodalizio criminale.

La Dda ritiene dimostrate sia la gestione diretta dell’attività e del patrimonio illecito della cosca (gli investimenti e la gestione di attività imprenditoriali fittiziamente intestate a compiacenti prestanome), sia la partecipazione alle riunioni tra gli esponenti della consorteria, durante le quali, secondo le indagini, erano pianificati i crimini della cosca e venivano prese le decisioni per mantenerla e rafforzarla. Carmine avrebbe avuto il ruolo di rappresentante dei fratelli detenuti, con compiti direttivi e di dirimere i contrasti interni alla struttura. Sono emersi inoltre continui scambi di informazioni tra esponenti detenuti e in libertà, attraverso i colloqui in carcere.

L’attività investigativa ha raccolto anche elementi indiziari su condotte di Sarcone durante il maxi processo Aemilia in corso a Reggio Emilia, per indottrinare e minacciare alcuni testimoni. In sostanza, la Dda “dipinge” il ritratto di Carmine Sarcone come una persona che accresce negli anni il proprio potere e la propria influenza “finendo per occupare una posizione di vertice all’interno della struttura mafiosa”. Affiliatosi alla fine degli anni Novanta, sino ai primi del Duemila è un uomo d’azione al servizio del clan (rapine, incendi, furti, ricettazioni), poi assume un ruolo imprenditoriale nell’associazione mafiosa (investe in attività economiche imponenti somme di denaro sporco, acquista immobili intestandoli a prestanome) per esercitare - infine - un ruolo apicale quando l’operazione Aemilia decapita l’organizzazione ’ndranghetistica. Diversi collaboratori di giustizia indicano in Carmine il rappresentante dei fratelli, soggetto di grande intelligenza, in grado pure di recuperare armi per il boss Nicolino Grande Aracri.

Sul pericolo poi che Sarcone potesse fuggire, sono diverse le ragioni che hanno portato gli inquirenti ad agire in fretta: le rivelazioni in aula dei pentiti, dal grande risalto mediatico, vengono chiaramente percepite da Carmine come la conferma che le attenzioni degli investigatori si stanno concentrando su di lui; il 38enne ha conoscenze, affari e collegamenti con diversi Paesi europei, il che significa basi all’estero consolidate e utili per una latitanza e in questo senso viene “letta” la recente richiesta e relativo ottenimento del passaporto; la consorteria indebolita ulteriormente dalle nuove inchieste sugli omicidi del 1992 e sulle botte in carcere, con rischi sempre maggiori per chi è rimasto in libertà. Troppi motivi per far perdere le tracce, da qui il fermo indiziario, il primo disposto dall’Antimafia regionale per associazione mafiosa.