Gazzetta di Modena

Modena

«Vaciglio, dire no costa 350mila euro»

di Luca Gardinale
«Vaciglio, dire no costa 350mila euro»

L’architetto Zini all’assemblea di via Viterbo smentisce Muzzarelli: «Il pagamento delle spese tecniche non è 18 milioni»

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Ci fosse stato l’applausometro avrebbe tolto qualsiasi dubbio: l’intervento più apprezzato della serata è stato il suo, tanto da far scattare la standing ovation degli oltre 300 presenti all’assemblea. Lui è Tullio Zini, architetto modenese di 75 anni con un curriculum di tutto rispetto, dal masterplan per una torre residenziale e un quartiere commerciale a Tokyo al quartiere residenziale per il personale dell’Aeronautica sovietica a Skolkovo, in Russia: le sue parole hanno (ulteriormente) scaldato il pubblico di via Viterbo, dove lunedì sera è andata in scena la seconda assemblea sul progetto che porterà 550 nuove case distribuite su 28 palazzine a Vaciglio, tra via Morane e la tangenziale. Architetto Zini, tra i temi che lei ha affrontato in assemblea c’è stato quello della penale in caso di stralcio del progetto da parte del Comune. «Sì: in caso di recesso, le norme prevedono il pagamento delle sole spese tecniche per il progetto, in questo caso più o meno 350mila euro. Considerato che, realizzando questo piano, l’amministrazione dovrebbe spendere circa un milione 350mila euro per la parte “comunale” di opere come la barriera antirumore, area verde e ciclabile, rotatoria di via Morane e incremento della rete idrica, rinunciando al progetto nelle casse pubbliche resterebbe circa un milione, che potrebbe essere impiegato diversamente». Come? «Quei fondi ai potrebbero investire per lo sviluppo delle periferie, che oggi stanno decisamente invecchiando anche nella nostra città. La possibilità di lavorare e fare bene c’è, perché in realtà, se ben pianificati, bastano piccoli elementi di riqualificazione per cambiare faccia a interi quartieri. Ad esempio, dopo aver vinto un concorso a Reggio Emilia, ho lavorato alla riconversione di un gruppo di case popolari e piuttosto alte inserendo alcuni elementi come le zone comuni, che creano aggregazione sociale in aree abitate soprattutto da anziani». Tra le questioni che ha affrontato lunedì c’è anche quella dei servizi, dal momento che 550 nuove famiglie significano anche tanti bambini in più. «Facendo un calcolo basato sulla “campana della vita”, con duemila persone in più ci saranno circa 140 nuovi bambini in età da asilo nido, altrettanti in età da materna, 180 che frequenteranno la primaria e 170 che andranno alle medie: questo significa avere circa 600 bambini che dovranno essere portati avanti e indietro da scuola, e mi pare che questo aspetto non sia stato considerato. Insomma, se uno analizza il piano di Vaciglio dal punto di vista ambientale, rimane un po’ sorpreso per la disinvoltura con la quale si parla di “scuola a 1900 metri di distanza”: questo lo sapevano tutti, ma cosa si pensa di fare per aumentare i servizi?». Meglio qualche casa in meno e qualche progetto di riqualificazione in più, insomma…

«Beh, io ho sempre pensato che l’urbanistica fosse una disciplina umanistica, e non tecnica, perché prima di tutto deve pensare a soddisfare i bisogni delle persone. Come diceva il filosofo e psicanalista James Hillman nella “Politica della bellezza”, a volte l’ambiente in cui viviamo crea molti più problemi delle questioni economiche o familiari: la qualità ambientale, insomma, è strettamente legata al nostro benessere».

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