Così dalle Elementari si combatte il bullismo
A San Felice un progetto nato dopo il terremoto che è diventato una eccellenza Grazie all’insegnante Silvia Marchesini e alla psicologa Valentina Calanca
SAN FELICE. Silvia lo ha capito dal primo giorno che era giunto il momento. Quell’ingresso nella scuola primaria per quei bambini di 6 anni non era per niente simile a quanto avvenuto negli anni passati. In quel periodo, nulla poteva essere uguale.
San Felice, settembre 2012, a quattro mesi dal sisma prende il via l’anno scolastico tra tende della Protezione Civile, spogliatoi dello stadio, rifugi di fortuna: «Era necessario elaborare con i bambini le emozioni di paura, ansia e precarietà che tutta la nostra comunità stava vivendo in quel periodo – spiega Silvia Marchesini - Allora mi sono detta che era arrivato il momento di mettere in campo una serie di progetti di educazione alle emozioni che avevo in mente da tempo». Sono passati sei anni e oggi quell’idea è un progetto educativo ed un’arma contro il bullismo nato e sperimentato a San Felice, un percorso strutturato realizzabile dalla classe prima alla quinta della primaria e che accompagna i bambini a conoscere e riconoscere le proprie emozioni.
Ma facciamo un passo indietro. Silvia Marchesini insegna matematica all’Istituto Muratori. Segue da tempo un filone educativo che comincia a prendere (lentamente) piede anche in Italia, ovvero l’educazione affettiva, atto a stimolare nei bambini l’empatia cioè la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”. Riconoscere le emozioni degli altri come se fossero proprie, una vera e propria corazza per superare differenze di genere, atteggiamenti aggressivi, disturbi dell’apprendimento: «In quella classe erano tanti i bambini con seri problemi familiari alle spalle, aggravati poi da un contesto profondamento segnato dallo shock e dai disagi del terremoto», racconta Silvia. L’insegnante trova la completa disponibilità e il totale appoggio dei colleghi e della dirigente, i progetti non comportano rivoluzioni di programma e orari aggiuntivi, ma letture specifiche, film, canzoni e opere d’arte a tema con a seguito discussioni collettive, mappe delle idee, scrittura creativa. Non esiste però alcun protocollo da seguire, tutto è lasciato alla buona volontà (e capacità) degli insegnanti: Silvia in questi anni ha studiato e sperimentato con il supporto e la supervisione della psicologa e psicoterapeuta Valentina Calanca, che per cinque anni ha collaborato con il Comitato Genitori offrendo a famiglie e insegnanti uno sportello d’ascolto e sostegno psicologico.
Ma come si fa a parlare di bullismo in prima elementare? «Non parliamo di bullismo, ma di emozioni, per sviluppare l’empatia, perché è la mancanza di questa che porta gli individui a non avere percezione della sofferenza – spiega – Favorire lo sviluppo dell’empatia fin dalla prima elementare aiuta il bambino a riconoscere cosa prova lui stesso e cosa provano gli altri, e nel momento in cui si immedesima nell’altro si abbassa la probabilità di fargli qualsiasi tipo di male. E queste sono le basi per la prevenzione del bullismo e delle discriminazioni di ogni genere». Del progetto d’eccellenza nato e cresciuto a San Felice si parlerà stasera (ore 21) all’Auditorium di Viale Campi nell’incontro “Smonta il bullo” con Silvia Marchesini e Valentina Calanca.
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