Elezioni: passo indietro di Bortolamasi
Il segretario cittadino Pd si sfila dalla rosa dei candidati: «Basta personalismi, prevalga la responsabilità». E lancia la Maletti
Cita Mitterand e la “forza tranquilla” che l’ha portato all’Eliseo per 14 anni. E, soprattutto, fa notare che «questo è il momento della responsabilità, e non dei personalismi». Perché nel “suo” Pd è successo quello che si temeva: la scelta della rosa dei candidati modenesi al Parlamento in vista delle elezioni del 4 marzo ha creato un clima da saloon, con gli esclusi (ma sostenuti dagli iscritti nella fase del confronto nei circoli) che chiedono conto delle scelte del segretario Fava, e soprattutto con una nuova e preoccupante rottura tra Matteo Richetti e l’asse Bonaccini-Muzzarelli, che ha inciso sulle scelte molto più del parlamentare di Fiorano, mentre i renziani esclusi ricordano che ad aprile il congresso si concluse con Orlando al 20%
. Un clima che, dopo qualche giorno di riflessione, ha portato Andrea Bortolamasi a prendere una decisione: il segretario cittadino del Pd, uno degli undici della rosa di Fava - e uno dei favoriti per un posto a Montecitorio - farà un passo indietro in vista delle elezioni, chiedendo al segretario regionale Calvano, chiamato a ridurre l’elenco modenese, di iniziare a “sforbiciare” proprio da lui.
Segretario, questo è ufficialmente un passo indietro nella corsa al Parlamento? «Sì: ammesso che io abbia mai fatto un passo avanti, adesso lo faccio indietro… e di lato, se serve». In che senso “se serve”? «Credo che stare in un partito significhi anche rispondere a un quadro politico più ampio, mettendo da parte i personalismi e pensando al bene della collettività: la cosa vale sia per chi è nella rosa dei candidati, sia per chi non c’è».
Un riferimento alle prese di posizione degli assessori Morelli e Pigoni e alle parole della presidente Gasparini, che in direzione ha contestato la rosa presentata dal segretario?
«Sì, da domenica in poi di personalismi ne abbiamo visti diversi. Ma quando si fa parte di un’organizzazione complessa e di un gruppo dirigente, bisogna anche sapere che non è il destino del singolo, ma quello complessivo a contare veramente. Per questo ho deciso di fare un passo indietro».
Tecnicamente cosa farà?
«Il mio nome è nella rosa, e per questo ringrazio chi mi ha dato fiducia, a partire dagli iscritti che nei circoli hanno chiesto che fossi io a rappresentare il territorio a Roma. Ma dal momento che con ogni probabilità il segretario Calvano dovrà sfoltire quella rosa, gli ho chiesto di sforbiciare… me, o almeno di partire da me nel lavoro di riduzione della squadra modenese».
Si fa da parte per evitare che la guerra partita in questi giorni arrivi a coinvolgere direttamente Bonaccini o Muzzarelli?
«Mi faccio da parte perché penso che questo sia il momento della responsabilità e non dei personalismi: non voglio condannare nessuno per le critiche espresse in questi giorni, ma ricordare a tutti che il partito viene prima delle questioni personali. E poi, a proposito di persone, la città ha espresso un altro nome in maniera chiara: quello di Francesca Maletti, e credo che questa sia un’ottima scelta per rappresentare il territorio. E poi, prima di tutto, c’è che io ho dei compiti che non voglio lasciare a metà».
A Modena e a Bologna?
«A Modena, come segretario di partito e consigliere comunale: è vero che i ruoli non sarebbero incompatibili con quello di parlamentare, ma è innegabile che il tempo per farlo bene non sarebbe lo stesso. E poi a Bologna, alla presidenza della giunta, che ha un mandato che durerà fino alla fine del 2019: insomma, voglio portare avanti i miei compiti e pensare al bene del partito prima che a me stesso»
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