Dopo il gran rifiuto della candidatura elogi a Bortolamasi
I vertici del Pd applaudono la responsabilità del segretario Ha evitato guerre con i malettiani per un posto a Roma
«Sono cresciuto dentro un campo da calcio e poi, anche per più tempo, in uno da basket (con risultati rivedibili, ma non è questo il punto). Ho imparato alcune cose, tra tutte, una: che prima del singolo, viene la squadra. Ed è la squadra che vince: nello sport come in politica». Inizia così, con un messaggio affidato alla sua pagina Facebook, il “day-after” del segretario cittadino del Pd Andrea Bortolamasi, che ieri ha annunciato a sorpresa la sua decisione di sfilarsi dalla lista dei candidati modenesi al Parlamento. Una mossa largamente apprezzata in casa Pd: «Anteporre le ragioni collettive a quelle individuali in questo periodo storico è qualcosa di veramente raro - commenta il consigliere regionale Luca Sabattini - intorno ai concetti di responsabilità, competenza e rispetto si può e si deve continuare a costruire la nostra idea di futuro». Dello stesso avviso il sindaco di Soliera Roberto Solomita: «In politica e nella vita c’è bisogno di persone che abbiano la capacità di rinunciare - spiega - in particolare in una stagione come questa, in cui la folla arrembante degli “io” mortifica la necessità del “noi”». Commenti a parte, che cosa ha spinto Bortolamasi a sfilarsi, rinunciando ad uno dei più “sicuri” tra i posti in ballo? Senza dubbio sulla scelta ha influito il desiderio di portare avanti il suo lavoro a Modena e Bologna, ma il motivo è soprattutto un altro: la guerra partita domenica scorsa nel Pd, con la rosa dei candidati che ha premiato l’asse Bonaccini-Muzzarelli penalizzando Matteo Richetti, rischiava di andare ben oltre le prese di posizione dei renziani esclusi dalla corsa, arrivando sempre più in alto. Del resto, a questo giro i posti in Parlamento sono pochi, e un Bortolamasi “blindato” a Montecitorio avrebbe con ogni probabilità comportato l’esclusione di un uscente o di Francesca Maletti, con conseguenze facilmente immaginabili per Gian Carlo Muzzarelli, visto che la presidente del Consiglio ha la maggioranza dei consiglieri dem. Il passo indietro del segretario, concordato con il governatore Bonaccini, rappresenta così una mossa per firmare la tregua con Richetti e disinnescare la bomba che sarebbe esplosa prima in piazza Grande e poi magari anche in viale Aldo Moro. Detto questo, come viene ridisegnato ora l’assetto della corsa al Parlamento? In prima fila ci sono senza dubbio gli uscenti Matteo Richetti e Giuditta Pini, mentre in seconda fila, a poca distanza, ci sono il ricandidato Stefano Vaccari e la “new entry” Francesca Maletti. Per loro quattro non ci saranno problemi, mentre per gli altri la gara è difficile e strettamente legata all’arrivo di un “paracadutato” (e al fatto che sia uomo o donna) da Roma: al momento in terza fila ci sono gli uscenti Davide Baruffi (le sue quotazioni sono in ascesa) ed Edoardo Patriarca, in quarta il sindaco di Medolla Filippo Molinari e l’ex segretario provinciale Lucia Bursi, mentre chiudono il sindaco di Marano Emilia Muratori e l’ex assessore provinciale Elena Malaguti. Sempre che dopo la mossa di Bortolamasi non si arrivi al “ripescaggio” di un renziano escluso: a decidere, entro questa sera, sarà Matteo Renzi.
Luca Gardinale
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