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Modena, bimbo morto per le botte Il pm: «È omicidio Processate la madre»

di Carlo Gregori
Modena, bimbo morto per le botte Il pm: «È omicidio Processate la madre»

È accusata di delitto preterintenzionale, il suo compagno di autocalunnia: chiederanno al gip di poter patteggiare

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MODENA. È stata fissata per il primo marzo l’udienza preliminare per il caso del bimbo morto per le percosse nel minialloggio di via Carlo Sigonio, un caso avvenuto un anno fa che scosse l’opinione pubblica man mano che diventava chiaro che non si trattava di un decesso per cause naturali ma per gravi maltrattamenti e percosse. L’inchiesta condotta dal pm Luca Guerzoni è arrivata così al capolinea con la duplice richiesta di rinvio a giudizio degli indagati. La madre, una 28enne moldava ex prostituta, accusata di omicidio preterintenzionale non colposo (è difesa dall’avvocato Stefania Ascari) e il compagno di lei, un 39enne albanese, accusato di autocalunnia e falsa testimonianza; non è invece più accusato di omissione di soccorso (è difeso dall’avvocato Giacomo Tognetti). I difensori dei due chiederanno il patteggiamento. La tragedia, come detto, è emersa man mano che si è fatta luce sulle cause medico-legali del decesso del bambino, avvenuta a tre anni e otto mesi.

Sulle prime, ai medici del 118 accorsi nell’alloggio, trovando il bambino in condizioni critiche, la madre spiegò che il giorno prima aveva avuto una seria indigestione. Ma certe ecchimosi estese e altri lividi in varie parti del corpo notate nell’immediatezza del soccorso (il bambino è morto poco dopo l’arrivo al Policlinico) hanno insospettito i medici. A quel punto l’autopsia è diventata determinante per far luce sull’accaduto. Non a caso la Medicina Legale ha condotto un’indagine prudente e capillare che ha richiesto mesi prima di arrivare a una relazione finale.

Nel corso dell’autopsia si è infatti scoperta l’infezione collegata alla rottura del mesentere; a sua volta la rottura sarebbe stata causata da una botta violenta o per una caduta o per percosse. Se si aggiungevano i numerosi lividi sparsi sul corpo e anche una frattura, il quadro diventava sempre più fosco. Nel frattempo i carabinieri di Modena hanno svolto indagini su cosa accadeva dentro quel minialloggio di via Sigonio.

Il primo passo della coppia è stato fatto dal compagno della madre. L’uomo si è autodenunciato ai carabinieri e alla Procura come responsabile del decesso. Una versione poco credibile probabilmente dettata dalla decisione di sacrificarsi al posto della donna, che in quel periodo era in attesa di un secondo figlio, del quale era padre. Ma in febbraio è stata proprio la madre ad andare dal pm Guerzoni per confessare.

Ha raccontato al magistrato che il giorno prima del decesso - il giorno dell’iniziale versione dell’indigestione da lei segnalata ai medici del 118 - in realtà lei era tornata casa dal lavoro (da mesi svolgeva pulizie in case di modenesi) ed era stanca. E subito il suo compagno ha cominciato a lamentarsi del bambino, a dire che lo importunava. Una litania che lei conosceva bene. E questa volta è esplosa la sua rabbia. Ha picchiato duramente il figlio. Ma non si trattava delle sculacciate che aveva raccontato nei primi giorni, subito dopo che era caduta la versione dell’indigestione. Erano botte a tutti gli effetti. «L’ho picchiato perché faceva i capricci. Volevo che smettesse di piangere, ma non pensavo potesse morire», ha confessato.
 

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