Tre Valli e Bellentani prescelte per l’export di carni suine in Cina
Riaperto dopo 19 anni il mercato asiatico: nelle aziende sono terminati i sopralluoghi dell’ente cinese preposto
La Cina apre le porte all’importazione della carne suina fresca italiana, un mercato che era bloccato dal 1999, e due aziende modenesi vengono prescelte per l’export dei loro prodotti.
Una delegazione della Cnca (Certification and accreditation administration) cinese ha appena terminato i sopralluoghi in sette aziende emiliano-romagnole del settore, sulle 12 in tutta Italia che sono state selezionate per i controlli. Fra queste ci sono due realtà modenesi: l’azienda agricola Tre Valli di Magreta (Formigine), che si occupa di macellazione, e la Bellentani 1821 di Vignola che produce prosciutto cotto. Cinque aziende operano invece nel Parmense: una produce latte in polvere, due sono prosciuttifici, un’azienda produce mortadella Bologna Igp, culatello di Zibello Dop, cotto e salame industriale, l’ultima è un macello.
Altre aziende della regione potranno iniziare l’iter per registrare i propri stabilimenti di trasformazione e i macelli per esportare la carne nel Paese asiatico con importanti ricadute economiche e occupazionali per tutto il comparto. Dei circa 391 milioni di euro di prodotti agroalimentari italiani esportati nel 2016 in Cina (+750% in valore in dieci anni), il 16% è made in Emilia-Romagna, con una crescita del 64% in cinque anni, crescita che nei primi nove mesi del 2017 ha subito un’altra importante accelerazione mettendo a segno un ulteriore +23,56%.
«La visita della delegazione Cnca sul nostro territorio è un risultato importantissimo - afferma il governatore regionale Stefano Bonaccini - diretta conseguenza della recente missione della Regione in Cina nell'ambito della settimana della Cucina italiana nel mondo, dove proprio con Aqsiq e Cnca, gli enti preposti a food safety e food security, abbiamo avuto modo di confrontarci. Da molti anni le delegazioni dell'amministrazione di certificazione e accreditamento cinesi non venivano in Italia - prosegue il presidente - Il fatto che in questa occasione più di metà delle visite previste in Italia siano in corso proprio in stabilimenti della filiera suinicola emiliano-romagnola, conferma il primato qualitativo delle nostre produzioni e apre importanti prospettive di aumento dell'export e, conseguentemente, della produzione, determinanti per consolidare l'occupazione».
Ma l’apertura alla carne suina non è il solo risultato positivo raggiunto: nel dicembre scorso l’Amministrazione generale cinese per il controllo della qualità, l’ispezione e la quarantena (Aqsiq) ha tolto anche il bando sulla carne bovina fresca (in vigore dal 2001) avviando così per questo settore il cammino verso la ripresa e il rilancio dell’export.
«Il superamento del blocco delle carni suine e bovine - dicono gli assessori regionali all’agricoltura, Simona Caselli, e alle politiche per la salute, Sergio Venturi - è un passo avanti decisivo per promuovere i nostri prodotti in mercati cruciali come quello cinese e sostenere gli altri negoziati in atto, come quello delle pere italiane visto che attualmente, delle produzioni ortofrutticole emiliano-romagnole, possiamo esportare solo il kiwi».
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