Gazzetta di Modena

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«Un Pronto soccorso che dialoga con i pazienti»

di Valeria Cammarota
«Un Pronto soccorso che dialoga con i pazienti»

Chiara Pesci, nuovo primario al Ramazzini, detta le linee guida del suo incarico «Lo staff mi piace, non temo i flussi d’accesso ma serve collaborare tutti insieme»

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È entrata in servizio il 1 gennaio come primario del Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza del Ramazzini, la dottoressa Chiara Pesci dopo oltre 18 anni come dirigente nell’unità operativa di Rimini. Bolognese d’origine.

«Mi sono laureata e specializzata in Chirurgia Generale. Dopo gli studi, ho lavorato a Pavullo, Belluno, Piacenza, Treviso in anni - i Novanta - nei quali vigeva un’organizzazione diversa da quella di oggi: anni duri, in cui però ho imparato molto. Infine, Rimini. Posso dire di racchiudere tre anime: la professional, avendo avuto incarichi di tipo gestionale; la tossicologica, mia grande passione; la formativa, essendo da molti anni formatore sia della popolazione “laica” che della parte sanitaria, sia per il pediatrico che per gli adulti. Mi piace studiare...».

Cosa l’ha portata a concorrere per questo ruolo?

«Un motivo di crescita: chi investe molto nella formazione, deve provare a mettersi in gioco».

Che staff le si è presentato?

«L’idea che mi sono fatta è buona. Diciotto medici - esclusa me - 54 infermieri, 12 autisti, 12 Oss e 2 coordinatori infermieristici: un numero sufficiente, non siamo in sofferenza. L’unità operativa è unica e questo lo voglio rimarcare: la Medicina d’Urgenza, il Pronto Soccorso e i due equipaggi infermieristici del 118 sono un’unica struttura, in cui gli operatori lavorano trasversalmente. Certo, è un momento difficile: molto personale va via perché è una vita che impone sacrifici. In Emilia-Romagna manca un centinaio di persone, non per cattiva volontà, ma perché non ci sono: i concorsi vanno deserti, in pochi si specializzano, alcuni poi scelgono mestieri diversi. Noi, ora, siamo quasi a posto: qualcuno ha chiesto di spostarsi per motivi famigliari, ma la direzione ne è al corrente e sta attingendo dalle graduatorie vigenti».

La spaventano i flussi?

«Sono alti: oltre 46mila accessi nel 2016 e, nei primi sette giorni del 2018, ben 988. Lavoreremo sulla fiducia. Quanto alle critiche, sono la ricchezza più grande, perché da lì si parte per migliorare. Riprenderemo l’alleanza con la popolazione e il resto dell’ospedale e miglioreremo i flussi, oltre a favorire un contatto ancora più diretto con i medici di famiglia. Abbiamo gambe per correre».

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