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«Una nuova piazza che diventi il cuore di tutta Formigine»

«Una nuova piazza che diventi il cuore di tutta Formigine»

Maria Costi parla del futuro e dei problemi della cittadina «Sicurezza? I banditi hanno capito come aggirare la legge»

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FORMIGINE. Cita l’agorà Maria Costi quando parla della nuova piazza che nascerà di fronte al Castello di Formigine e lo fa per rimarcare quel senso di inclusione e comunità che il sindaco sente così forte nella sua cittadina. È un progetto di riqualificazione da 750mila euro che cambierà il volto del centro, ma che è criticato da parte dell’opposizione.

Sindaco, perchè un progetto del genere?

«C’è un aspetto più generale ovvero la prospettiva, il futuro del nostro paese. Creare un luogo piacevole, in cui le persone possano incontrarsi e avere delle relazioni. C’è chi non la considera una priorità, per me lo è: quello è il cuore di Formigine e vogliamo renderlo accogliente, anche per valorizzare il Castello che sarà illuminato. Inoltre renderemo nuovamente accessibile la Torre dell’Orologio».

E l’altro aspetto?

«Più pratico. Già in questi mesi sono partiti i rifacimenti degli impianti idrici e del gas che avevano più di 50 anni. Poi perchè al momento quella non è una piazza, ci passa una strada, e rifacendola avremo anche la possibilità di organizzare eventi in tutta sicurezza grazie ai pilomat: ricordo che l’anno scorso ci sono stati 700 eventi e tenere un centro vivo è il miglior antidoto al degrado. Poi le barriere architettoniche: chiedete ai disabili di Formigine se l’attraversamento della piazza è, al momento, funzionale».

Ha parlato di degrado, il collegamento mentale più facile è con la sicurezza, tema su cui lei ha insistito molto.

«Perchè sento la paura nei miei cittadini e in quanto loro sindaco devo adoperarmi. Per me sicurezza è integrazione, è rispettare le regole, è effettuare controlli, è certezza della pena. Io sono convinta che le bande dell’Est abbiano capito come funziona la nostra legislazione: se entrano in una casa vuota senza fare danni sanno che rischiano poco. I carabinieri li fermano, sequestrano attrezzi da scasso e quelli ripartono. È questa la fragilità che sento nelle persone e io non posso non tenerne conto. Tuttavia non si faccia il collegamento con l’immigrazione, su questo voglio essere chiara: a Formigine ci sono 89 nazionalità. Rappresentiamo metà del mondo. Significa che ci si può integrare benissimo. Aggiungo: le persone sono tutte diverse tra loro, ma se si vogliono integrare devono rispettare le regole del luogo in cui intendono vivere. L’altra sicurezza a cui tengo è quella stradale: ci prendono in giro per le rotatorie, ma gli incidenti mortali qui sono drasticamente scesi. Ed entro la fine dell’anno resterà un solo semaforo in tutto il territorio, a Corlo, esclusi quelli di Gigetto, su cui continuiamo a lavorare con la Regione. E nell’ultimo tavolo ho chiesto più controlli sulla sicurezza. Anche se il mio sogno era, in prospettiva, creare una metropolitana di superficie, che cambierebbe completamente gli orari di chiusura dei passaggi a livello, riducendoli a 10 secondi. Costa 100 milioni di euro, ma è una scelta che non dipende dai sindaci e reperire i fondi europei non è semplice. Le idee non mancano, il problema sono le risorse».

Anche per le casse di Formigine?

«Il bilancio del Comune è sano. Avevamo un debito di 56 milioni di euro, siamo scesi a 45 nel 2016 e a 42 nel 2017. Mi sono occupata personalmente del bilancio per tenere sotto controllo il debito e adesso la situazione è assolutamente tranquilla e possiamo permetterci di investire».

La crisi è alle spalle?

«Si vedono timidi segnali di ripresa, alcune aziende faticano a trovare giovani qualificati. Questo è un altro punto che mi sta cuore: il futuro dei nostri figli. Dobbiamo aiutare i ragazzi e accompagnarli nel salto dalla scuola al mondo del lavoro. Ogni settimana vado in visita in un’azienda del territorio per confrontarmi a 360 gradi. E cerco di coinvolgerle: a settembre partiremo con un progetto a Colombaro, mettendo a disposizione, in un vecchio mulino, un luogo di incontro tra giovani e aziende».

Torna il tema delle relazioni, come per la piazza. È anche questo il compito del sindaco?

«Mi piace usare le parole di Papa Francesco: il sindaco deve essere mediatore tra la gente. Una definizione sottile, ma che rispecchia il nostro ruolo».

Si ricandiderà?

«Non lo so, non spetta solo a me. È ruolo di enorme responsabilità per cui si deve avere passione, ma che regala anche enormi soddisfazioni».

Giovanni Balugani

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