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Rapinata e uccisa per giocare alle slot

di Carlo Gregori
Rapinata e uccisa per giocare alle slot

Arietta Mata non è finita sotto al treno, è stata messa sui binari già morta Arrestato un sardo: ventitre anni fa compì a Olbia un delitto analogo

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L’incidente ferroviario serviva solo per coprire un omicidio: Arietta Mata, la prostituta ungherese 24enne trovata straziata domenica mattina lungo la ferrovia, era già morta all’impatto col treno; il suo corpo era stato lasciato sui binari per fingere un suicidio. L’autopsia, infatti, ha chiarito che l’abrasione totale del volto e la gamba tagliata sono state lesioni “post mortem”. Qualcuno l’aveva uccisa da poco, lungo quel viottolo sperduto nella campagna dietro la pizzeria Riverside, subito dopo il ponte di Sant’Ambrogio. E a quell’omicida Procura e Squadra Mobile ora hanno dato un nome: Pasquale Concas, 50 anni, già omicida per rapina. La Squadra mobile diretta dal dottor Marcello Castello e il pm Katia Marino (elogiata dal procuratore Lucia Musti) sono arrivati alla richiesta urgente di fermo di polizia in base a «indizi concordanti, convergenti e forti» e a un concreto pericolo che si allontanasse da Modena. Concas, ora in carcere a Sant’Anna, non ha riconosciuto le accuse; la polizia dice che non collabora. Oggi sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia e alla convalida dell’arresto.

Dietro l’omicidio, ancora una volta, per Concas ci sarebbe il movente della rapina. Durante le indagini, la polizia ha scoperto che Concas ha spesso un disperato bisogno di denaro. È un giocatore compulsivo di videolottery e videopoker.

Ma come si è arrivati a questo risultato, in sole 48 ore, basato, come ha ricordato ieri il questore Filippo Santarelli, sui metodi della “vecchia scuola” investigativa? Determinanti due filoni d’indagine. Il primo è la ricerca laboriosa di ricordi e spunti narrativi tra le prostitute di Modena. Tutte spaventate per l’accaduto e quindi interessate a collaborare. È emerso che Arietta era stata contattata sabato sera da uno strano cliente che si faceva spesso vedere nelle varie “piazzole del piacere” in città. Lo hanno descritto come un tipo chiuso, taciturno, con una strana auto. Una Renault non di serie con vistosi cerchioni cromati. Quell’uomo era stato visto nel gruppo di Arietta anche le sere prima ma sabato si è presentato nel piazzale di via Emilia Est alla Fossalta, in zona concessionarie, mettendosi a parlare con lei e poi portandola via. Le prostitute sentite erano sicure che i due si conoscessero già e che forse avessero già avuto un “incontro”.

L’altro elemento è stato l’impianto di videosorveglianza dentro il Riverside, la pizzeria di Sant’Ambrogio. Le telecamere operano un monitoraggio su stradello Bonvino, frequentato quasi solo da prostitute e clienti. E infatti dai video di sabato sera è apparsa l’auto strana: la Renault coi cerchioni cromati strani. Terzo elemento: il sangue sparso fuori zona. Sangue ce n’era in abbondanza sui binari ma, facendo una sorta di percorso a ritroso, seguendo le tracce verso lo stradello c’era altro sangue. Lì è stata uccisa Arietta. È morta durante una colluttazione. È stata ammazzata a mani nude. Non si sa se le sia stata fracassata la testa o sia stata strangolata. In ogni caso, in questo delitto non ci sono armi. Tutti questi elementi hanno portato a convergere sulla figura di Concas, un sardo che nonostante abbia solo 50 anni ha alle spalle 23 anni di cella e un’evasione. La condanna era dovuta a un altro omicidio di una donna rapinata: quella volta, a Olbia nel 1994, la vittima era un’anziana sola in casa.

Arietta invece è stata identificata non solo attraverso le impronte ma anche dalle foto dei tatuaggi incisi sulle braccia, immediatamente riconosciuti dalle “colleghe”. Era in Italia da due anni e viveva da sola in un alloggio a San Damaso. Lavorava sui marciapiedi di Modena, ma era finita in retate ad Asti e a Rimini. Una vita grama conclusa in modo orrendo.

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