Zanini di Sanfelice 1893: «Siamo una banca solida»
«Ecco tutti i nostri numeri su redditività, patrimonio e liquidità che spiegano una realtà positiva nonostante gli accantonamenti». Aperture alle minoranze
«Che fra i soci di una banca popolare ci sia una minoranza critica in grado di stimolare la governance, che ci sia malcontento per il fatto che attualmente le azioni non sono vendibili e che ci sia la volontà di essere rappresentati nel Cda sono tutte cose comprensibili, legittime e per certi versi anche positive. Ma non travisiamo la realtà dei fatti e non diamo spazio a valutazioni distorte sul lavoro di chi guida la Popolare di San Felice».
Con queste parole Flavio Zanini e Leonello Guidetti, presidente e direttore generale dell’istituto di credito Sanfelice 1893 Banca Popolare, intervengono dopo le assemblee dei soci di minoranza, che stanno cercando di dare visibilità al loro malcontento. Gli stipendi dei massimi dirigenti, l’assenza di dividendi per i soci, gli accantonamenti e le sofferenze, la vecchia vicenda Encor, addirittura il timore di un fantomatico commissariamento della banca, quasi potesse essere paragonata a Carife o Etruria, sono alcuni dei principali argomenti che hanno dato corpo alla protesta di questi soci. Va però premesso che Leonello Guidetti è diventato d.g. circa 3 anni fa, succedendo a Franco Cocchi, mentre il generale Flavio Zanini, finanziere in pensione, ha assunto la presidenza da un paio di mesi al posto di Pier Luigi Grana. Ecco allora che i due dirigenti si trovano a fronteggiare le critiche determinate da situazioni ereditate dalle gestioni precedenti e nonostante stiano lavorando proprio per garantire solidità a Sanfelice 1893, minacciata negli ultimi anni dalla crisi di tutto il sistema bancario e da qualche scelta del passato.
«Io capisco certe critiche - dice il d.g. Guidetti - e in parte comprendo il malcontento di chi, per esempio, vorrebbe vendere le proprie azioni senza poterlo fare. Ma mi trovo in una situazione paradossale. Sono stato chiamato tre anni fa per attuare un Piano triennale che consentisse di garantire la solidità della banca. Ora questo Piano giunge a compimento e sono disponibili tutti i numeri che testimoniano come gli indicatori fondamentali siano in ordine. La redditività in questi tre anni è aumentata in misura consistente e abbiamo deciso accantonamenti per fare fronte a sofferenze che, ovviamente, derivano da rapporti del passato. La banca sta vivendo un momento di transizione comune a tanti altri istituti ma, a differenza di altre realtà, presenta valori di patrimonializzazione, liquidità e redditività ai massimi livelli del settore bancario».
E a questo punto il d.g. ricorda i numeri e cerca di spiegare i motivi che stanno alla base della solidità della banca: «Il CET1 ratio, il maggiore indice di solidità di una banca - dice Guidetti - si attesta tra il 14% e il 15%, quindi ampiamente al di sopra dei minimi richiesti dagli enti regolatori e al di sopra della media del sistema delle banche nazionali. Il CET1 in sostanza indica con quali risorse l’istituto riesce a garantire i prestiti concessi ai clienti e i rischi rappresentati dai crediti deteriorati. Dal punto di vista della liquidità la banca presenta impieghi per un valore di 610 milioni a fronte di una raccolta diretta di 734 milioni. Questa differenza permette una assoluta tranquillità finanziaria e la possibilità di conseguire la propria strategia di sviluppo commerciale. E proprio la redditività da gestione caratteristica, l’attività primaria di una banca, è uno dei dati più confortanti: nel triennio 2015-2017 la banca ha visto crescere i propri ricavi da margine di interesse e commissioni da servizi da 16,6 milioni di euro a 23,8 milioni. Il sistema bancario nazionale negli ultimi tre anni ha registrato valori di crescita prossimi alla zero. Negli ultimi tre anni i conti correnti sono cresciuti del 15,8%: se nei precedenti 122 anni di storia della banca i conti correnti avevano raggiunto quota 19mila, ora in tre anni ne abbiamo aggiunti altri tremila. Poi le carte di credito emesse sono cresciute del 17,6%, il collocamento di terminali Pos del 45,9% la raccolta gestita del 99,4%. C’è un’attenzione alla riqualificazione del credito concesso con una frammentazione su posizioni di importi minori e con un netto miglioramento delle classi di rating: ora il credito concesso alle aziende in classi “A” è passato dal 37% al 50,7% sul totale del credito concesso, con forte diminuzione delle aziende affidate delle classi “C”».
Importanti livelli di redditività che hanno consentito di decidere per gli accantonamenti sui crediti deteriorati e di evitare il ricorso ad aumenti di capitale. «L’azione di accantonamento - precisa il d.g. - in sede di bilancio porta inevitabilmente a un risultato finale negativo. Ma attenzione, non è corretto parlare di “bilancio in rosso” o “buco di bilancio”: la gestione caratteristica, nel caso della Sanfelice 1893, è positiva. Questo deve essere capito per evitare che qualcuno possa accostarci alle tante realtà negative di cui parlano le cronache. Nel 2017 alcuni crediti storici di importi rilevanti hanno presentato un deterioramento, accompagnato dalla forte diminuzione del valore degli immobili posti a garanzia degli stessi, per questo si è reso necessario effettuare accantonamenti per rispondere a criteri di prudenza e indicazioni della Vigilanza. Il risultato negativo della banca nasce da questa scelta di compiere una radicale ma corretta azione di rettifica sui crediti. La nostra copertura si è attestata al 53,6% mentre a fine 2013 era al 23%. I valori delle banche analoghe alla nostra sono in media al 47,5% e le grandi banche sono sui nostri livelli».
Questi i principali dati tecnici ma sulle strategie future e sui rapporti con le minoranze che contestano è il presidente Zanini a fornire chiarimenti: un fiume in piena quando si accalora con passione per spiegare la sua disponibilità a confrontarsi con i soci e a garantire massima trasparenza in tutti i rapporti. Un dato di fatto, visto che Zanini non ha avuto remore nel presentarsi alla recente assemblea dei soci di minoranza per ascoltare le loro ragioni. «In quella sede sono stati espressi giudizi negativi sui compensi della governance - dice Zanini - e la critica è legittima, ma perché sia corretta e non cada nel facile populismo deve essere basata su argomentazioni che tengano in considerazione anche gli obiettivi raggiunti. Riguardo i compensi dei massimi dirigenti, vorrei chiarire che, giunto a compimento il Piano triennale, era già concordato che sarebbero stati ridotti, come sta avvenendo. E sulla governance non vanno dimenticati tutti i cambiamenti recenti. Ora l’obiettivo è consolidare l’indipendenza della banca, grazie a quei fondamentali che la rendono capace di camminare con le proprie gambe».
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