Concas è in crisi e tace davanti al giudice
Il sardo, in carcere, terrorizzato dagli effetti del suo passato d’omicida. Il protettore: «Arietta aveva 700 euro, sono spariti»
Pasquale Concas è un uomo in crisi. Da giorni è rinchiuso nel carcere di Sant’Anna in stato di fermo di polizia con la gravissima accusa di omicidio volontario a scopo di rapina. È indiziato per la morte orrenda di Arietta, la giovane prostituta ungherese strangolata nel viottolo dietro al ristorante Riverside e poi portata, già morta, sui binari per farla travolgere da un treno e fingere così un suicidio. Per questo ieri mattina, in accordo con i suoi difensori - gli avvocati Roberto Ricco e Marco Pellegrini - è comparso davanti al gip Paola Losavio per l’interrogatorio di garanzia, ma anche questa volta si è avvalso della facoltà di non rispondere. E i difensori hanno chiesto di valutare se la misura cautelare del carcere sia davvero adeguata, date le condizioni di confusione mentale del 50enne sardo residente a Montale e anche la insussistenza del pericolo di fuga. Il giudice si è riservato di decidere.
Sempre i suoi avvocati, al termine dell’incontro, l’hanno descritto come un uomo distrutto che fatica a raccogliere le idee e a fare un discorso coerente. Dicono che da giorni è in preda a un senso di panico: sente come il suo passato di omicida per rapina, in un certo senso, si stia ripetendo e ora lo stia schiacciando con questa accusa e che il rischio sia che qualcuno faccia uno più uno troppo in fretta, quando, da accusato, Concas non si riconosce nelle accuse. In realtà la Squadra Mobile e il suo dirigente, Marcello Castello, non hanno affatto chiuso le indagini. Anzi, le proseguono a tutto campo anche su altri versanti e con altre ipotesi investigative, se non altro per escludere le piste morte. L’interrogatorio dell’“amico” (per così dire) della povera prostituta ungherese ha prodotto alcuni dettagli in più sui quali la polizia sta lavorando con il pm Katia Marino, titolare dell’inchiesta. L’uomo ha riferito alcuni fatti importanti, ma ancora coperti da segreto d’indagine, e ne è emerso uno che sicuramente non pregiudica le indagini ma chiarisce uno dei misteri della vicenda. L’“amico” ha raccontato che Arietta era solita tenere il denaro che guadagnava sul marciapiede nascondendolo dentro un collant che infilava nella coppa del reggiseno. E secondo il protettore la sera dell’omicidio - quella tra sabato e domenica scorsa - aveva probabilmente settecento euro in contanti. Ma questi soldi sono spariti, come è sparita la borsetta della ragazza. Di questi soldi non è stata trovata traccia nel piccolissimo alloggio di Concas a Montale: un monolocale con letto, bagno e un mobile dove il magazziniere sardo teneva pochissimi indumenti di ricambio. In quella casa abitava da anni in solitudine ma con lo spettro di un crimine commesso 24 anni fa a Olbia: l’assassinio di una anziana, per il quale pagò con 23 anni di carcere. Due storie che in qualche modo si ricalcano. Ma l’autore è lo stesso?
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