Processi gravi, tempi da lumaca Cause in calo ma troppe udienze
A Modena situazione contraddittoria: -5% di casi nuovi, -13% di quelli trattati ma + 10% di quelli chiusi Al minimo l’uso di riti alternativi (21%) mentre tre procedimenti su quattro finiscono discussi in aula
I processi sui reati più gravi a Modena prendono i tempi più lunghi della regione. I processi ordinati sono tanti se non troppi, il 78% del totale, mentre si utilizzano poco riti abbreviati e patteggiamenti. Crescono i processi monocratici su reati medi e minori, mentre si rincorre la chiusura degli appelli dal Giudice di Pace arrivando al 112% in più rispetto all’anno prima. In generale il numero di procedimenti finale è stazionario (cresce dello 0,7%) mentre le nuove cause penali sono aumentate del 10% e quelle trattate e definite sono calate di un terzo (-33%).
Questo per l’attività dei giudici. La Procura invece si attesta sulle 10mila pratiche all’anno metà delle quali si concludono con una richiesta di archiviazione. E sempre la metà di queste pratiche viene terminata entro sei mesi. Non mancano i fascicoli arretrati, anche stagionati: quelli che sono pendenti dai 15 anni in su, sia per il tribunale che per la Procura, sono tanti.
Invece, l’ufficio “filtro” del gip ha chiuso 6.800 cause archiviandone ben 5.335, mentre i rinvii a processo sono stati solo 335, quasi il 5% di tutte le cause trattate.
Anche quest’anno i dati del settore penale della giustizia modenese non sono facili da inquadrare. Quello che esce dallo schema presentato ieri all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018 alla Corte d’Appello di Bologna indica una diminuzione complessiva delle nuove cause, ma, stranamente, anche di quelle trattate e uno sforzo generale per chiuderne sempre più. È una situazione complessa ma anche confusa, nella quale ci si imbatte in situazioni contraddittorie probabilmente a causa anche di una serie di fattori interni - i cambiamenti delle composizioni giudicanti alle tre Sezioni del Collegio o le rotazioni dei giudici monocratici - che meriterebbe un approfondimento. Anche perché legato al tema della prescrizione che coinvolge un processo su cinque.
Nel 2017 non c’è stato neanche un processo d’assise. Il Collegio ha visto un calo complessivo di accuse nuove e trattate mentre quelle definite sono aumentate del 16%.Più drammatica la situazione del monocratico che ha affrontato 2.386 cause nuove (un calo del 3,3%) definendone molte meno - 2.173 (-15,8%) ma riuscendo a chiuderne 3.830 (+10%). Grande sforzo per chiudere gli appelli dal Giudice di Pace: da 24 sono passate a 51 ma nuovi appelli continuano ad arrivare e anzi sono cresciuti di un 10% mentre le cause definite sono scese di un terzo. Segnale di uno scontento per le decisione dei giudici onorari? I dati conclusivi indicano che al monocratico la pressione per chiudere le cause è in forte crescita: l’aumento è stato del 12% a fronte di un calo di cause nuove del 5,2% e di quello delle cause definite (-13%). In totale Modena indica che le nuove cause sono calate del 5,6%, quelle definite del 10% mentre quelle concluse sono aumentate dell’8%. Quelle che riguardano un solo imputato, poi, sono più della metà: 59%, mentre con due imputati sono la metà, il 27%, e via via sempre meno più aumentano gli imputati.
Questa situazione trova una spiegazione se si guarda la distribuzione dei fascicoli. Tre quarti dei processi si svolgono con rito ordinario: 78% contro il solo 22% con riti alternativi (nel distretto regionale la media è il 33%), mentre per il Collegio il rito alternativo tocca solo il 7% dei casi, quando in regione la media è del 17%. Ebbene, sono stati 1.479 i processi definiti con rito ordinario (il processo tradizionale), il 78,3% del totale. Un numero altissimo, quando la media regionale è del 68% con numero molto più bassi, i riti alternativi solo il 21%.
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