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la testimonianza 

«Bivacchi, ragazzi sospetti e tanti occhi puntati addosso»

«Bivacchi, ragazzi sospetti e tanti occhi puntati addosso»

La situazione della stazione dei treni, e della zona limitrofa, agli occhi di molti, è sempre critica: sporcizia, bivacchi, spaccio, richieste continue di elemosina. La paura è evidente, e la...

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La situazione della stazione dei treni, e della zona limitrofa, agli occhi di molti, è sempre critica: sporcizia, bivacchi, spaccio, richieste continue di elemosina. La paura è evidente, e la diffidenza cresce esponenzialmente: temendo di essere imbrogliate o raggirate, le persone, oggi, vedono con sospetto chi le ferma per strada, anziché guardare gli altri preferiscono fissare terra. Lo racconta Cristina Di Maio, 26enne di Modena, che viaggia molto spesso con il treno.

«Quando sono sola - spiega mentre aspetta Gigetto - ho paura anche a guardarmi intorno, mi aspetto sempre una brutta sorpresa dietro l’angolo. Mentre sono in stazione sento mille occhi puntati addosso, e, anche se devo ammettere che mai nessuno ha esagerato, è fastidioso dover percepire in continuazione la presenza opprimente di sguardi e dover sentire certe battutine. Il fatto che siano quasi tutti stranieri, poi, al di là dei giudizi razziali, è un dato di fatto che si può cogliere nell’immediato: se avessi al mio fianco un anziano non lo temerei, il problema è che sono tutti ragazzi giovani, robusti, e molto simili tra loro. Portano tutti un cappello, tutti uno zaino molto capiente e non salgono mai quasi mai sul treno, non ne capisco la ragione, ma il sospetto viene naturale».

Sono in tanti a pensarla come Cristina, che continua dicendo che la paura non è limitata alla stazione, ma anzi riguarda tutto il centro storico. «Se quest’atmosfera di insicurezza fosse percepita solo in periferia, sarebbe brutto ma comprensibile. Il problema è che io, e tanti come me, la sentono anche in centro. Quando passo per via Menotti vado svelta, per non dire che corro. E dire che io frequento la città prevalentemente nelle ore diurne, se dovessi passarci, sola, di notte non so come farei».

Eleonora Alboresi

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