Rabbia dei sindaci modenesi contro Renzi «Non siamo un granaio di voti»
Il Pd spaccato in tutta la provincia dopo il lungo elenco di paracadutati che ha escluso i modenesi Lo schiaffo di Sassuolo con l’arrivo di De Vincenti dà il via ad una raffica di sms di fuoco al leader
Le parole più efficaci sono quelle di un sindaco della provincia, che in piena notte, dopo l’ennesimo schiaffo arrivato a Sassuolo, si lascia andare a un commento piuttosto eloquente: «Ci tratta come grigliatori di salsicce della Festa dell’Unità che mugugnano ma alla fine ingugnano». Il soggetto è ovviamente Matteo Renzi, che dopo l’apprezzabile gesto di Cuperlo aveva ricevuto decine di messaggi dagli amministratori modenesi, che chiedevano al segretario di inserire in lista Davide Baruffi. Risposta uguale per tutti: massima stima per il parlamentare di Soliera, ma l’esigenza di tutelare i “nazionali” va capita. Il punto, però, è proprio quello: il Pd modenese non ha capito. Si è chiusa con tanta rabbia e una raffica di messaggi al segretario nazionale un’altra notte difficilissima per il Partito democratico, che dopo aver visto “paracadutare” a Modena i ministri Fedeli e Lorenzin, l’ex sindaco di Torino Fassino e la sindacalista Carla Cantone, ha anche dovuto subire lo smacco di vedere arrivare il ministro Claudio De Vincenti nel collegio di Sassuolo-Modena sud, seggio “certo” che si era liberato dopo il “no, grazie” di Gianni Cuperlo, che aveva auspicato la scelta di un candidato del territorio. Detto-fatto: nonostante il tentativo dell’asse Bonaccini-Muzzarelli di recuperare la candidatura della presidente del Consiglio Francesca Maletti, la grande esclusa dalla corsa al Parlamento, il segretario Renzi ha subito sfruttato quel posto libero per piazzare il ministro rimasto senza sedia. Era circa l’una di notte di domenica quando il Pd, dopo 48 ore che lasceranno il segno nel futuro del partito - sempre che un futuro ci sia, dicono diversi dem modenesi - licenziava finalmente le liste elettorali. I candidati nei collegi modenesi sono dunque per la Camera il ministro della Salute Beatrice Lorenzin per l’uninominale Modena-Carpi, il ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti per quello di Sassuolo e il senatore Stefano Vaccari per la Bassa-Alto ferrarese, mentre nel listino del proporzionale (Modena-Ferrara) ci sono l’ex sindaco di Torino Piero Fassino, la sindacalista di Pavia Carla Cantone e (ma in posizione difficilmente eleggibile) il sottosegretario alla presidenza della Regione (reggiano) Andrea Rossi. Al Senato, invece, proprio Rossi si è sfilato per far posto all’uscente Edoardo Patriarca all’uninominale, mentre per il proporzionale nel listino ci sono il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e il responsabile comunicazione del partito Matteo Richetti. Quattro, dunque, i modenesi ricandidati: oltre a Richetti, Patriarca (modenese acquisito) e Vaccari (finito però in un collegio piuttosto complicato), c’è anche Giuditta Pini, candidata sia nel collegio Romagna della Camera (in posizione “certa”) che in quello bolognese. Resta fuori la presidente del Consiglio Maletti, dunque, per la quale Muzzarelli e Bonaccini si erano spesi molto, anche dopo la riapertura dei giochi a Sassuolo. Un asse che però non è stato sufficiente a garantire la candidatura, anche perché in direzione opposta hanno lavorato i due Matteo: Richetti, che dopo il mancato inserimento nella rosa provinciale dei dem a lui vicini voleva in qualche modo farla pagare a Muzzarelli e Bonaccini, e Renzi, che alle richieste del territorio ha preferito le logiche di “ricollocazione” dei nazionali. Logiche che il Pd nazionale ha fatto valere anche per l’altro grande escluso, il deputato uscente Davide Baruffi, per il quale sabato sera era partita una vera e propria mobilitazione dei sindaci modenesi. E adesso? Le scelte del nazionale hanno creato una frattura profonda tra la federazione modenese e Renzi - «non siamo un granaio di voti» è un altro dei messaggi inviati nella notte da diversi sindaci al segretario - a partire dal presidente Bonaccini, finora uno dei dirigenti più vicini al Matteo nazionale, e dal segretario regionale Calvano, letteralmente atterrito davanti alle scelte di Roma. L’unico effetto positivo - ma nessuno se la sentirebbe di sorridere oggi - è stato il consolidamento dell’asse Muzzarelli-Bonaccini, e forse anche quello Muzzarelli-Maletti: il sindaco ha lavorato molto alla candidatura della presidente del Consiglio, tanto che la nota diffusa ieri dalla Maletti era molto rassicurante sul suo impegno futuro per il partito e per le istituzioni, ma alla luce di quello che è successo nessuno oggi può escludere che da qui al 2019 i due tornino a sfidarsi per il prossimo mandato in Comune. Ragionando più a breve termine, però, Muzzarelli dovrà guardarsi soprattutto dagli alleati di Liberi e Uguali, dal momento che la rabbia nata nel Pd alla luce delle scelte di Renzi finirà inevitabilmente per premiare la lista guidata da Pietro Grasso.
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