Ricordare Auschwitz con un libro
Le riflessioni di 330 studenti in un volume donato alla guida italiana del campo
“Ricordando Auschwitz” è finalmente arrivato a destinazione. Dopo due mesi di progetto insieme a centinaia di studenti modenesi, il libro con le riflessioni dei giovani modenesi sul tema della deportazione e del Giorno della Memoria è stato consegnato alla guida italiana del campo, Michele Andreola, che mostra tutto il suo appoggio per l'iniziativa: «Il fatto che trecento ragazzi- commenta Andreola - abbiamo scritto il loro pensiero su quanto accaduto qui, già questo è una cosa veramente importante. Voi avete realizzato quello che sarebbe sempre piaciuto fare anche a me».
« Mi piacerebbe raccogliere e leggere l'effetto che fa la visita sulle migliaia di ragazzi che vengono qui ogni anno. Questi 300 ragazzi che hanno scritto questo pensiero, la visita la stanno continuando da quando sono tornati alla loro vita di tutti i giorni. E anche la giornata della memoria ha questo fine -si guarda al passato per pensare al presente».
Andrea De Carlo, co-ideatore del libro, si è soffermato a spiegare ad Andreola il vero scopo del lavoro svolto insieme ai coetanei: «Questo libro nasce da una considerazione: a nostro che avviso, per fare in modo che lo studente possa sentirsi realmente partecipe quando è chiamato a riflettere su temi complessi, c’è bisogno che sia coinvolto appieno in una esperienza che lo riguardi in prima persona e che lo faccia sentire protagonista. Nel momento in cui lo studente viene messo al centro del discorso, si alzano evidentemente le probabilità che quest’ultimo si senta valorizzato, e che dunque dia un contributo attivo e non più passivo al momento di confronto in classe».
Emi Paolo Palma, studente del Tassoni che insieme a De Carlo ha curato l'opera, aggiunge: «Attraverso la possibilità di descrivere in maniera libera le emozioni suscitate dal tema della Shoah, abbiamo voluto garantire a ciascun ragazzo l’opportunità di prendersi un momento all’interno della giornata, da solo o col gruppo classe, e lavorare al far venire fuori le parole più idonee per descrivere un sentimento, per raccontare un’emozione o inventare storie, sempre sulla base dell’ascolto di sé e dell’altro, secondo aspetto centrale dell’idea».
«Quando abbiamo pensato di proporre ai nostri coetanei di dare vita a una raccolta di riflessioni, ci siamo subito posti come obiettivo nascosto quello di fare sì che gli studenti po- tessero ricominciare ad ascoltarsi e a dedicare momenti scolastici o extra scolastici alla scrittura, alla lettura, all’approfondimento».
De Carlo conclude: «Il pensiero di partenza, condiviso appieno da entrambi, era che dovessimo trovare un modo per far partecipare i ragazzi più attivamente riguardo il tema del ricordo, poiché noi stessi da studenti abbiamo sentito la necessità comune di fare uscire fuori i nostri sentimenti, le nostre sensazioni in merito a quanto è avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale, al fine di avvicinare, quanto meno a livello emotivo, una tematica che ciascuno studente sente evidentemente lontana sul piano cronologico».
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