Scuola esplosa a Teramo Cpl paga, sentenza a marzo
CONCORDIA. Con gli ultimi testimoni si è concluso la fase dibattimentale del processo sull’esplosione della scuola materna di Piano d’Accio (Teramo). Si tornerà in aula il 26 marzo per la discussione...
CONCORDIA. Con gli ultimi testimoni si è concluso la fase dibattimentale del processo sull’esplosione della scuola materna di Piano d’Accio (Teramo). Si tornerà in aula il 26 marzo per la discussione finale, con le richieste del pubblico ministero Stefano Giovagnoni e a seguire la sentenza su una vicenda che vede coinvolti l’ex presidente della Cpl Concordia, Roberto Casari, l'ex consigliere delegato della coop Daniele Spaggiari e tre tra funzionari. L’accusa è disastro colposo in concorso: secondo la procura, Cpl, che aveva in affidamento la gestione degli impianti termici, non avrebbe gestito adeguatamente la manutenzione del vano caldaia nel quale il 3 ottobre del 2013 si verificò una fuga di gas che provocò una tremenda esplosione. Esplosione che non provocò una tragedia: i 74 bambini e le insegnanti erano usciti da poco meno di due ore. Sempre l’accusa ha sottolineato che, secondo il libretto di consegna, il boiler doveva essere a camera stagna perché il vano era molto piccolo mentre invece era a camera aperta. E, sostiene, se fosse stato a camera stagna, il disastro non sarebbe successo.
Di contro c’è una super perizia, firmata dall’ingegnere Claudio Reginelli e dalla docente universitaria Paola Russo, secondo cui non c’è una causa univoca a cui ricondurre l’esplosione. I tecnici hanno infatti ipotizzato in modo prioritario che il disastro sia stato causato da una perdita nella rete gas che ha saturato il vano caldaia.
Nel frattempo è uscito dal processo il Comune di Teramo che ha ottenuto un indennizzo da Cpl. Duecentomila euro totali di cui 156mila di assicurazione e 45mila come ulteriore indennizzo. L’accordo prevede che il municipio non sia più parte civile e non possa chiedere ulteriori risarcimenti né all’azienda né agli imputati.
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