Gazzetta di Modena

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Estorsione da un milione, due fermati

di Daniele Montanari
Estorsione da un milione, due fermati

Pavullo. Taglieggiavano un imprenditore a cui avevano anche incendiato l’auto a Serra. «Conosciamo la tua famiglia, paga»

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PAVULLO . Una tentata estorsione per un milione di euro. Episodio senza precedenti, almeno recenti, in Appennino. È stata sventata dai carabinieri del Nucleo operativo di Pavullo insieme ai colleghi di Serra. L’epilogo, perlomeno momentaneo, è stato lunedì sera, quando i militari hanno proceduto all’arresto di un 59enne ritenuto il mandante (piccolo imprenditore con un’attività in zona) e del 41enne Salvatore L. di origine campana (ma residente a Castelfranco), entrambi italiani. Nelle indagini coordinate dal pm Claudia Natalini, i carabinieri hanno dato esecuzione ai decreti di fermo di indiziati di delitto emessi dalla Procura ritenendo che, se non fossero stati bloccati, i due avrebbero potuto rendersi responsabili di “ulteriori fatti di estrema gravità” nei confronti della vittima e dei suoi famigliari.

La storia inizia il 23 agosto, con l’avvicinamento per strada a Pavullo di un imprenditore a cui viene chiesto un milione di euro per evitare fatti spiacevoli a lui e alla sua famiglia, di cui gli estorsori hanno dimostrato di conoscere bene i componenti. Spiazzato dalla richiesta, l’imprenditore non si è fatto irretire ed è andato dai carabinieri per denunciare e avviando l’articolata attività d’indagine, seguita dal capitano Nicola Puccinelli.

All’imprenditore che non cedeva alla richiesta, i due estorsori hanno dato di lì a poco una tangibile prova della loro determinazione: a un mese dal primo contatto, tra il 25 e il 26 settembre, intorno a mezzanotte hanno incendiato la sua auto, una Hyundai, parcheggiata di fronte casa, a Serra, all’interno della recinzione. Pur turbato dall'accaduto, la vittima ha continuato a resistere alle richieste di denaro, confidando nel lavoro degli investigatori. E ha fatto bene, perché continuando ad acquisire elementi probatori i carabinieri sono arrivati a fornire alla Procura un quadro che ha mostrato tutta l’urgenza di fermare sia l’esecutore (già con precedenti e condanne per incendi ed estorsioni in provincia e considerato vicino al clan dei Casalesi) che il mandante (anch’egli con precedenti, ma non specifici), il quale sembra stesse attraversando un periodo di difficoltà economiche con la sua piccola azienda. E ha pensato magari di risolverle trovando soldi così.

Gli inquirenti hanno ritenuto che il sodalizio in concorso tra i due potesse portare pericolo imminente, tanto alla vittima diretta della tentata estorsione quanto alla sua famiglia. Di qui i fermi, a cui non è stata opposta resistenza: i due, dopo essere stati portati in caserma, sono finiti dritti al Sant’Anna. L’indagine però non è chiusa: il lavoro prosegue per approfondire le dinamiche ed evidenziare, eventualmente, la presenza di altri complici.

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